Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.
Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.
Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.
Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.
Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.
E poi, andare dove?
Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.
Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.
Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.
Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.
Questo è quello che facciamo, ogni giorno.

Fratel Beppe Gaido

mercoledì 18 gennaio 2017

Ancora una volta fuorviati

Angela è arrivata una settimana fa con dolori addominali al basso ventre.
Nella sua anamnesi, quello che ci ha colpito di più è stato un recente aborto clandestino in cui hanno usato un ramo di cassava per dilatarle la cervice e procurarle le contrazioni.
all'ingresso l'eco mostrava un po' di pastosità nel piccolo bacino, ma non c'era liquido libero in peritoneo e neppure si notava un vero e proprio ascesso pelvico.
Abbiamo pensato ad una malattia infiammatoria pelvica, probabilmente secondaria alla pratica abortiva non sterile. L'abbiamo quindi coperta con un antibiotico ad ampio spettro pensando che si trattasse di una patologia medica.
Poi la situazione tremenda che stiamo vivendo a causa dello sciopero ci ha travolto e ci siamo quasi dimenticati di lei.
E' stato Frank oggi a segnalarmela nuovamente, asserendo che dopo 7 giorni di antibiotici la febbre non passava.
Anche oggi ce l'aveva a 39.
Ho rifatto un emocromo che ha dimostrato un notevole incremento dei globuli bianchi...a circa 15.000. L'eco indicava sacche di liquido denso in peritoneo ed anse molto dilatate e prive di peristalsi.
La mia ipotesi diagnostica è stata quindi quella di peritonite generalizzata da infezione pelvico-ginecologica.
Ovviamente siamo corsi in sala per la laparatomia d'urgenza.


L'addome era un vero e proprio disastro. La matassa intestinale era completamente murata da aderenze difficilissime da sciogliere: è stato un lavoro da certosino quello di liberare queste aderenze e cercare di capire come l'intestino fosse messo, al fine di ristabilire la canalizzazione.
Mentre facevamo questo lavoro, tra le anse fuoriuscivano litri di pus maleodorante.
Abbiamo lentamente liberato utero ed ovaie...ed erano stranamente normali. L'apparato genitale era quindi una vittima di quella tremenda peritonite purulenta, e non ne era affatto la causa.
Abbiamo invece trovato una perforazione intestinale sul tenue... probabilmente verificatasi nel processo di lisi delle aderenze.
Alla fine la causa l'abbiamo scoperta: si trattava di una brutta appendicite che aveva causato un tale disastro addominale.
Abbiamo eseguito l'appendicectomia e purtroppo anche una resezione ileale per riparare la perforazione.
Speriamo che Angela ce la faccia!
E' una ragazza bellissima, alta e snella, dell'età di circa 20 anni.
Anche lei l'abbiamo un po' classificata con i nostri preconcetti e ci siamo lasciati fuorviare dalla storia clinica recente. La sua vicenda personale con l'aborto non era comunque la causa dell'addome acuto: la poveretta aveva una appendicite fin dall'inizio e noi non ce ne siamo resi conto.
Mi auguro di aver riparato in tempo una svista del genere!

Fr Beppe


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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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