Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


giovedì 12 gennaio 2017

Joy

E' stata la prima orfana nell'esperienza del piccolo orfanotrofio di Chaaria.
Era stata accolta nel 2001 quando la sua mamma morì di parto e suo papà, poverissimo e malato di epilessia, non poteva tenerla a casa.
Joy è stata la prediletta di Sr Oliva, che è diventata praticamente la sua mamma.
E' stata a Chaaria per quasi due anni e poi l'abbiamo accompagnata a casa da suo papà che nel frattempo si era risposato.
Ricordo di esserci andato con Sr Oliva ed una buona delegazione dello staff.
Le vicende di quella famiglia sono rimaste però gravemente segnate dalle condizioni di salute di quel papà: la sua epilessia si è dimostrata molto difficile da controllare e le continue crisi lo hanno reso sempre meno brillante dal punto di vista intellettivo.
Inoltre, l'epilessia gli ha creato anche grosse perdite economiche, e non solo perchè doveva comprarsi i farmaci e spesso non ne aveva le possibilità economiche...
Il suo lavoro, da quando l'ho conosciuto, è sempre stato quello di allevatore di galline: vendeva le uova ed anche i polli al mercato.
Spesso partiva in bici da Chaaria alla volta del mercato di Meru con un buon numero di galline rinchiuse in un grosso cesto posto sul portapacchi della bici.
Ricordo che un giorno è venuto a farsi medicare in ospedale per varie abrasioni sulle braccia e sul viso: mi ha detto che aveva avuto una crisi mentre pedalava, era caduto ed aveva perso i sensi. I passanti, invece di soccorrerlo, gli hanno rubato la bicicletta e tutti i polli.


In qualche modo Joy ha comunque frequentato la scuola primaria, che è più o meno gratuita in Kenya.
Il papà non avrebbe mai potuto però permettersi di mandare la figlia alle Superiori, che qui non sono gratuite e sono piuttosto costose.
Naturalmente è venuto a chiedere aiuto a noi, che già lo avevamo soccorso alla morte della prima moglie.
A me ha fatto un grandissimo piacere rivedere Joy: ha la stessa faccia di quando era piccolissima, anche se ora è ormai una bella signorina.
E' grazie a Carmen Falletta ed all'Associazione "Matumaini" di Milazzo se oggi abbiamo potuto iscrivere Joy al primo giorno di scuola presso la "Gaitu Primary School": Joy mi ha promesso di essere molto diligente e laboriosa. Mi ha assicurato che non tradirà la fiducia dei donatori che hanno creduto in lei, pagandole le rette scolastiche.
Un sincero ringraziamento a Carmen, a "Matumaini" ed a tutti gli amici di Milazzo, da parte mia, della missione tutta, e naturalmente dei familiari di Joy.
Che il Signore vi ricompensi con il centuplo!

Fr Beppe


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