Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


domenica 29 gennaio 2017

Notti difficili

Ormai è normale essere chiamati di notte. Questa settimana sono stato chiamato tutte le notti.
In genere sono già contento se l’ultima emergenza della giornata arriva prima delle 23 e la prima del giorno seguente si presenta verso le 5.30 del mattino.
Le ore più tragiche per le chiamate notturne rimangono quelle comprese tra le 2 e le 3: sono devastanti, perchè magari sei andato a letto a mezzanotte e poi, quando ci torni dopo l’emergenza, non c’è verso di ripendere sonno...e l’indomani si deve lavorare duramente.
Anche ieri sono stato chiamato di notte, anche se gli orari non sono stati così drammatici...il lungo carico di stanchezza comincia comunque a farsi sentire.
Abbiamo ricoverato un aborto incompleto con donna shockata ed anemicissima verso le 23: si è trattato di fare un raschiamento urgente e poi di andare in laboratorio per i gruppi e le prove crociate, al fine di poter trasfondere.
Poi alle 5.30 sono ricominciati i problemi...e la maternità è sempre il centro nevralgico.
A quell’ora abbastanza scomoda di domenica, sono stato chiamato per una donna con rottura d’utero e di vescica, causati da un travaglio complicato: l’intervento è stato lungo, complesso e ansiogeno, ma fortunatamente è finito bene.
Immediatamente dopo aver finito quest’operazione impegnativa è arrivata una paziente con presentazione trasversa ed in travaglio avanzato.
Anche lei doveva essere cesarizzata d’urgenza.
E così il tempo è passato ed è arrivata l’ora della messa.


Avrei voluto tornare un po’ a letto, ma non c’è stato verso, perchè dopo la celebrazione si sono susseguiti interventi programmati e d’urgenza che ci hanno tenuto impegnati fino alle 17.
Quello che manca in questo momento di emergenza estrema è la possibilità di ricaricarsi, perchè si lavora sette giorni su sette e praticamente di giorno e di notte.
Anche mentre scrivo, crollo dal sonno e spero di andare a dormire tra poco, pur non essendo mai certo se potrò dormire tutta la notte o meno...quasi sempre questo dipende dalla maternità.
Oggi, prima del tramonto, il Signore mi ha però regalato un momento di “full immersion” nella natura che mi ha molto rasserenato e mi ha aiutato a riprendere forza.
E’ stato bello stare un momento alle cascate con i volontari e gustare che la vita non è solo ospedale, ma è anche bellezza, serenità e amicizia.

Fr Beppe


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