Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


martedì 7 marzo 2017

Buona festa delle donne

Non le vedi ma le noti…
L’osservazione del loro incessante quotidiano e’ nutrimento per la mente che senza tregua ripropone una dopo l’altra le loro immagini…
Le vedi uscire dalla foresta con qualche carico di legna sulle spalle.. ricurve sotto quel peso.. precedute da una piccolina che diventera’ come loro, figlie di una condizione radicata che non da’ loro ne’ giusto peso ne’ giusto spazio…
Piccole lavoratrici educate sin da giovani al “compito della donna”: le vedi portare sciabole taglienti piu pesanti di loro, o tirare a stento un carretto carico d’erba... e ancora, camminare veloci prima dell’imbrunire accanto a qualche fratello mentre riportano a casa il bestiame.
Sono volti di piccole bimbe che richiamano quelli ancor piu’ espressivi e significativi delle madri.. donne che ormai portano i segni di quest’ Africa costruita su tante gocce di sudore che hanno il sapore umano di madri, figlie, lavoratrici, e comunque sempre donne.


Sono loro il volto di questo continente.. sono i loro perenni sorrisi che mascherano uno sguardo che tutto porta con se’.
Le ho osservate per le strade camminare appesantite da carichi di dovere; nei campi, chine su quella terra , femmina e produttrice anch’esssa di frutti, quasi loro alleata e nemica al tempo stesso; in ospedale, mentre si aiutano a vicenda nei modi piu semplici, umili ed umani: tenendosi per mano, alimentandosi a vicenda, abbracciando il figlio malato cosi intensamente da voler quasi fare proprio quel dolore per amore materno.
Le ho guardate prive di vergogna scoprire il seno ed allattare il proprio neonato e, per assurdo, coprirsi di pudore se svestite di fronte ad un uomo.
Sono bellezze pure e rare, raccolte nelle loro vesti variopinte che evidenziano quei volti di incommensurabile bellezza.
Le ho contemplate meticolosamente affaccendate quasi a tessere con le mani i capelli in trecce sottili.. quelle stesse mani con cui dividono i semi dalla cascara e con cui asciugano gocce di sudore e di pianto.
Belle come nessun’altra razza al pari.. le vedi sprigionare la loro emozionalita’ e vitalita’ in un ballo celebrativo o in un canto..
Voci represse che, se avessero il giusto volume, non sarebbero rumore ma suoni melodici di un inespresso interiore che altro non e’ che la vera terra d’Africa, madre e femmina per eccellenza.

Fr. Beppe

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