Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.
Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.
Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.
Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.
Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.
E poi, andare dove?
Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.
Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.
Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.
Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.
Questo è quello che facciamo, ogni giorno.

Fratel Beppe Gaido

sabato 20 maggio 2017

Senza nome

Lo abbiamo accolto senza fare troppe domande.
Sappiamo solo che è un maschietto, che ha quattro giorni di vita e che la sua mamma è morta di parto in un altro ospedale.
Lo abbiamo accolto su richiesta del nostro parroco.
Sappiamo che ha un papà e che probabilmente potremo reinserirlo in famiglia, quando il genitore si sarà sistemato.
Provengono da un villaggio molto vicino a Chaaria.
Ora è comunque qui con noi, ad ingigantire il numero degli orfanelli ed il grande lavoro che danno alle signore che si prendono cura di loro.
Al momento ne abbiamo sette, e dobbiamo dire che seguirli è davvero impegnativo per il nostro staff.
Siamo comunque contenti di essere un pronto soccorso sociale anche in questo aspetto: non dire mai di no è una nostra costante tensione ideale...anche quando costa!
Auguriamo al piccolino di crescere forte e sano e di poter essere nuovamente accolto a casa il più presto possibile.


Per ora fa comunque parte della nostra famiglia e gli diamo un caloroso benvenuto.

Fr Beppe


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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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