Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


domenica 13 agosto 2017

Ti ho sognato per ben tre volte

…ma non mi hai fatto paura, non mi hai creato agitazione e non mi hai causato incubi.
Pensavo a te con tenerezza e poi continuavo a dormire, non mi hai rovinato il sonno.
Ti ricordo qui in ospedale, un occhio completamente bianco a causa di una cataratta vecchia quasi come te.
Sulla cartella c’era scritto che avevi 90 anni, ma si sa che quelli della tua eta’ non sanno mai la data di nascita, perche’ allora non c’era l’anagrafe.
Ma anche a guardarti camminare 80 te li avrei dati tutti tutti.
Sei stato ricoverato per una ritenzione acuta d’urina.
In altri dispensari avevano tentato di metterti il catetere ma senza successo.
Eri stato mandato qui per un catetere sovrapubico che avrebbe per lo meno alleviato il grande dolore che la vescica strapiena ti causava.
Io pero’ il catetere ero riuscito a mettertelo quasi subito ed avevo risolto temporaneamente il problema che ti assillava. Non c’era stato bisogno del sovrapubico.
Tu pero’ non ne volevi sapere di continuare con quell’aggeggio tra le gambe per tutta la vita ed hai insistito molto per la prostatectomia.
Gli esami sembravano tutti a posto. L’eco mi indicava una prostata bella grossa (piu’ grandi sono e piu’ facili sono da togliere, mi diceva sempre Pietro).


La tua configurazione fisica era eccellente: alto come un Masai, ed assolutamente secco, senza il minimo di pancia.
Ti abbiamo operato senza difficolta’. La prostata e’ venuta via bene e l’intervento si e’ concluso in meno di un’ora.
Durante il giorno tutto e’ andato bene: eri tranquillo ed il lavaggio continuo fluiva senza difficolta’..
All’una di notte pero’ mi hanno chiamato…stavolta l’emergenza eri tu, e non il solito cesareo.
La tua pressione era salita a dismisura e tu avevi cominciato a lamentare dispnea.
Ho pensato ad un embolia polmonare ed ho cercato di darti tutti i farmaci disponibili a Chaaria. Entro le tre pero’ non eri solo dispnoico, ma ora profondamente comatoso. Il tuo respiro era un “gasping” angoscioso e la tua pressione rimaneva alta nonostante i farmaci.
Hai anche avuto una forte convulsione che poi abbiamo controllato con le terapie del caso.
Ho quindi pensato che magari avevi avuto un ictus e non un’embolia polmonare…o forse tutti e due.
Sei durato fino al pomeriggio successivo alle sedici; poi sei andato in Paradiso.
Rimango sempre male quando qualcuno muore dopo un intervento chirurgico, anche se la tua sequela di complicazioni mi pare non correlata all’intervento, quanto piuttosto alla veneranda eta’.
E’ comunque brutto avere una persona che, prima di entrare in sala, cammina, parla con te e sta relativamente bene (se si fa eccezione per il catetere a permanenza), e poi, dopo l’intervento, ti muore tra le mani.
Certo, ho fatto quello che mi ha chiesto.
Lui voleva l’intervento, e non voleva stare con il catetere!
Con il catetere ora sarebbe ancora vivo.
Ed invece non c’e’ piu’, anche se continua a popolare i miei sogni, pur senza disturbarmi, senza accusarmi e senza farmi perdere il sonno.

Fr Beppe

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