venerdì 5 gennaio 2018

Mururu è malato

Da giorni aveva una tosse insistente e gli avevamo prescritto antibiotici, ma sembrava non migliorare.
Mercoledi' scorso poi le sue condizioni generali sono decisamente peggiorate: gambe gonfie, pressione altissima, dispnea importante.
Lo abbiamo ricoverato in ospedale in condizioni decisamente gravi.
La lastra del torace ha dimostrato una polmonite severa,
Con gli antibiotici endovena stiamo ora pian piano controllando l'infezione respiratoria. Anche la pressione arteriosa sta migliorando con la terapia.
Mururu rimane ancora in condizioni critiche anche vediamo segni di miglioramento.
Gli stiamo anche facendo della fisioterapia respiratoria.
Vorremmo anche fargli ecocardio ed ECG ma lui rifiuta decisamente.
Vediamo se sara' necessario eseguire questi esami sotto sedazione.
Per Mururu e' avvenuto proprio quello che dice la favola di "al lupo, al lupo": tantissime volte si e' finto malato per avere il permesso di andare a casa o per scroccare un ricovero ospedaliero inutile di una notte in cui ci avrebbe guadagnato un piatto, un bicchiere, delle posate, una bacinella e delle ciabatte che poi regolarmente regalava ai suoi a casa.


Quante volte ha finto accessi di tosse fino al vomito che poi miglioravano improvvisamente quando gli davamo una bacinella od un bicchiere per i suoi!
Ora che stava proprio male ci abbiamo messo un po' a renderci conto che stavolta non fingeva ma il problema era reale.
Speriamo comunque di essere arrivati in tempo e di poterlo stabilizzare e dimettere.
Pregate per lui.

Fr Beppe


1 commento:

Giovanni Casalis ha detto...

Forza Mururu, questa volta la bacinella e per te, riguardati!


Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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