
eccomi di nuovo a Torino, dopo un viaggio direi molto impegnativo, ma anche affascinante. Le sensazioni che provo sono contrastanti, dalla gioia di riabbracciare mia sorella ed i nipotini, alla forte nostalgia per i miei malati ed i miei amici di Chaaria.
Eravamo partiti dall'ospedale alle 11.30 di martedì 27: non ce l'avevamo fatta a muoverci prima a motivo del solito cesareo dell'ultima ora. Il percorso fino a Nairobi è stato duretto come sempre, sia per lo sterrato che in questo periodo non è nelle migliori condizioni, sia perchè abbiamo dovuto passare per Korogocho slum, a vedere una persona. Era la prima volta che ci entravo dopo le violenze di fine anno... quanta povertà, quanto sovraffollamento. Gente ovunque; viabilità impossibile sia per la marea umana, sia per il perenne scolo di acque fognarie che invadono i profondi buchi nell'asfalto; cumuli enormi di rifiuti lungo la strada, su cui si aggirano, insieme agli avvoltoi, molti poveracci alla ricerca di qualcosa da mangiare. E pensare che siamo a poche centinaia di metri dal quartiere Kasarani, dove vedi le vetture toyota di ultima generazione!
Siamo arrivati all'aeroporto all'ultimo momento, in quanto un incidente stradale ha bloccato lungamente la circolazione, in una città dove già normalmente è caotico muoversi.
In aereo tutto bene, a parte una forte stretta al cuore quando ho saputo che il nostro velivolo era pieno di profughi somali che avevano ottenuto asilo politico in Belgio: erano forse 200. Li ho visti all'imbarco: facce spaesate, bambini sulla schiena delle donne rigorosamente coperte con veli e chador; foulards con le insegne delle Nazioni Unite; ognuno di loro con una borsa di nylon contenente, penso, quanto l'ONU aveva loro assegnato. La loro vista mi ha fatto ripensare a tutte le sofferenze delle popolazioni africane, e mi ha ispirato una preghiera di ringraziamento.
A Bruxelles abbiamo avuto una attesa di circa 12 ore per la connection con Torino: ma non è stato per niente male. Mi sono reinventato come turista. Ho trovato immediatamente l'ufficio informazioni, e mi sono abbandonato ad una giornata di svago spensierato: nessuna differenza tra e me e le migliaia di Giapponesi che fotografavano proprio tutto. E' stato proprio bello; fortunatamente c'era il sole ed ho potuto immergermi in un bagno di arte gotica e rinascimentale nel centro storico davvero carino della Capitale d'Europa. Sono arrivato all'aeroporto appena in tempo per schiacciare un sonnellino di mezz'ora sdraiato sulla panchina del "gate": ero in mezzo a professionisti seriosi con la loro valigetta 24 ore ed i loro computers palmari, ma in fondo nessuno mi conosceva, e, visto che di spazi a sedere proprio non c'era carenza, ho deciso di non pensare alla forma, visto che i miei occhi si chiudevano. Ci siamo imbarcati per Torino su un aereo che era grosso forse come un pulnman, e
non era neppure pieno... e prima delle 21 ho potuto abbracciare i miei cari, i Fratelli che sono venuti ad accogliemi, e Renata che ha deciso di rappresentarvi tutti nel farmi sentire di nuovo a casa.
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