sabato 7 giugno 2008

Er cuppolone...quanto sei bella Roma...


Al termine di questa mia settimana romana, provo in cuore sentimenti contrastanti. Sono da una parte felicissimo di tornare a Chaaria e riabbracciare i miei fratelli, la mia gente ed i miei malati... dall'altra però sono come stretto da una morsa di nostalgia, prima di tutto per i miei cari che ho visto solo per 2 giorni in Piemonte, e poi per tutti gli amici italiani che in un modo o nell'altro mi hanno manifestato il loro affetto.
Roma è stata un dono inaspettato: al di là del seminario a cui ho partecipato e che certo mi ha arricchito, ho anche potuto girare un po' per la città; ho visitato per la prima volta i musei vaticani con la Cappella Sistina, ho passeggiato al gianicolo e a trastevere insieme a Nadia e Fabrizio, ho incontrato il Papa... e non da ultimo, ho potuto riposare molto.
Ora continuerò a scrivervi per farvi sempre partecipi della nostra vita a Chaaria.
Ma anche voi scrivete: se avete ricordi della vostra esperienza con noi in Kenya, o se avete riflessioni che volete condividere, mandatemele per mail, e poi con Nadia organizzeremo il materiale in modo da trasformare il blog davvero in uno strumento di comunicazione e di crescita insieme.

Ciao. Beppe.
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Il Gianicolo (Fabrizio, Fr. Beppe e Fr. Giancarlo)
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Piazza S. Maria in Trastevere
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Aeroporto di Fiumicino - Roma
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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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