Da parte di noi bianchi espatriati c’è anche a volte la irrazionale percezione di essere abbandonati da tutti, e di essere condannati all’oblio: gli amici non ci scrivono più, la gente si dimentica di noi, semplicemente per il vecchio principio che: “lontan dagli occhi, lontan dal cuore”.
Essere in una cittadina come Meru, per certi versi sarebbe più semplice, ma sicuramente correremmo il rischio di essere là dove anche altri organismi umanitari internazionali hanno scelto di “piantare la tenda”, e perciò saremmo meno significativi: obbligheremmo i poveri delle aree rurali a più lunghi percorsi a piedi al fine di raggiungere l’ospedale.
Certo, la solitudine è una dimensione con la quale anche i volontari che pensano di venire a Chaaria devono fare i conti.
Il cielo ora si arrossa tutto, e da questa posizione Roberto può fotografare la palla rossa del sole che lentamente va a dormire dietro la collina che costeggia la nostra missione dal lato occidentale. Che belli i tramonti africani: l’azzurro si fa giallo ocra e poi rosso cupo. Il sole si tuffa a picco sull’orizzonte quasi che abbia fretta di andarsene. La luce si attenua rapidamente, e bisogna fare in fretta a scendere dal campanile, perchè il passaggio dal giorno alla notte non dura più di 15 minuti.
Il momento del tramonto, così carico di emozioni, lascia a volte nel cuore come una tenaglia: ti senti un po’ malinconico. Pensi ai tuoi affetti in Italia, e ti rendi conto di quanto siamo lontani gli uni dagli altri. Pensando allo stile di vita della gente, ti viene da pensare che non si tratta solo di 6000 chilometri, ma probabilmente di qualche anno-luce.
Meno male che a Chaaria non c’è molto tempo per la nostalgia: bisogna ritornare in ospedale perchè sempre c’è qualcuno che ha bisogno di noi.
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