giovedì 26 giugno 2008

Chaaria News


1) Negli ultimi tre giorni abbiamo avuto ben 3 incursioni di malviventi armati di fucile e pistole: sabato notte a Ntua a poche centinaia di metri dall’ospedale; domenica notte a Chaaria Market, e ieri notte appena fuori dal centro. L’attacco di ieri era focalizzato ad entrare nella casa del nostro anestesista Jesse, che pero’ ha suonato l’allarme, dando la possibilita’ ai nostri watchmen di liberare i cani e di far scappare i facinorosi.

2) Grazie alla solidarieta’ del gruppo animatori di Casalgrasso abbiamo potuto acquistare un piccolo generatore di riserva che ci servira’ come back up tutte le volte che la corrente elettrica manca per piu’ di 12 ore. Lo piazzeremo in ospedale e servira’ esclusivamente per la sala operatoria, per la sterilizzazione e per il laboratorio analisi. Anche oggi manca la luce, e la gestione dei macchinari dell’ospedale e’ spesso problematica quando siamo per troppe ore sprovvisti di corrente elettrica. Quello che stressa di piu’ e’ essere in sala operatoria di notte quando va il generatore, in quanto piu’ di una volta ci e’ capitato un problema tecnico al medesimo ed abbiamo dovuto continuare l’operazione con sole torce. Con i soldi inviatici dallo stesso gruppo, pensiamo anche di installare dei pannelli solari che useremo per l’illuminazione dell’ospedale stesso, quando i generatori sono spenti… soprattutto per la notte quando non ci sono interventi chirurgici urgenti.
3) Oggi a Chaaria una bambina di 3 anni e mezzo e’ stata violentata da uno sconosciuto… non ci sono limiti alla brutalita’ maschilista!!! Siccome il poco-di-buono e’ scappato, ho dovuto mettere la bimba in terapia preventiva per HIV.
4) Mancando il dott Ogembo da quasi una settimana il carico di lavoro in ospedale e’ ai limiti della pazzia. Oggi alle ore 19.30 avevamo ancora 2 cesarei in cantiere e alcuni pazienti da visitare.

Ciao. Beppe


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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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