mercoledì 16 luglio 2008

Lettera da Anna

Casalgrasso, 14/07/2008

Leggendo le testimonianze, crude ma vere vissute a Chaaria, riportate sul blog, mi viene da pensare a quanto sono fortunata, semplicemente perché nata in Italia e nell’epoca del “tutto e subito”. Presi da questa vita frenetica, tra lavoro, casa e magari carriera, perdiamo di vista i veri valori della vita e non siamo più in grado di stare ad ascoltare le persone che ci stanno vicino.
Quasi sempre noi sentiamo le voci di coloro che ci parlano ma non ASCOLTIAMO, non captiamo nei piccoli gesti quotidiani i messaggi che l’altra persona ci comunica, in particolare quelli delle persone sole, anziane o diversamente abili.
Un po’ di tempo fa, durante un corso di aggiornamento, ci è stata proposta una testimonianza che mi ha toccato molto e che voglio condividere.
Vi riporto per intero la poesia di Kate, una signora anziana e sola. Non aggiungo altro, vi dirà tutto la poesia.
Anna

Poesia di KATEPhotobucket

“ Che cosa vedete infermieri, cosa pensate quando mi guardate?
A una vecchia signora bisbetica
non molto saggia, insicura nei suoi gesti quotidiani
con gli occhi persi
che sciupa il cibo e non da mai una risposta.
Quando con voce grossa dite: “ voglio che proviate”,
che sembra non apprezzare le cose che voi fate e sta sempre per perdere una calza o una scarpa,
che sottomessa o no, lascia che voi facciate come volete per il bagno o il mangiare,
tanto da riempire la lunga giornata.
E’ questo che state pensando?
E’ questo quello che vedete?
E allora apri gli occhi infermiere, tu non stai guardando me.
Ti dirò io chi sono.
Mentre sono seduta qui così ferma,
mentre rispondo ai tuoi ordini,
mentre mangio quando vuoi tu,
Io sono una bambina di 10 anni con un padre ed una madre, fratelli e sorelle che si amano gli una altri,
una ragazza di 16 anni con le ali ai piedi che sogna che presto incontrerà il suo uomo.
Una sposa giovane a 20 anni ,
a 25 anni una mamma con un figlio che ha bisogno di me per costruire una casa felice.
Una giovane donna serena.
I figli sono cresciuti velocemente, uniti gli uni agli altri da legami
che dovrebbero durare ma se ne andranno presto.
Ma il mio uomo mi sta accanto a vedere che non pianga.
A 50 anni ancora una volta i bambini giocano sulle mie ginocchia,
di nuovo abbiamo a che fare con i bambini il mio amore ed io.
Giorni bui mi stanno aspettando…. Mio marito è morto.
Io guardo al futuro ma rabbrividisco con terrore perché i miei figli sono tutti impegnati a crescere i loro figli.
Io penso agli anni e all’amore che ho conosciuto.
Io sono una vecchia donna adesso
E la natura è crudele, è il suo scherzo quello che fa sembrare la vecchiaia follia.
Il corpo si sbriciola,
la grazia e il vigore se ne vanno.
C’è una pietra adesso dove c’era il cuore;
ma dentro a questa vecchia carcassa continua ad abitare una ragazzina,
e ora anche il mio cuore ammaccato si gonfia,
ricordo le gioie,
ricordo i dolori,
sto amando e vivendo la vita sopra tutto.
Penso che gli anni, in tutto troppo pochi, sono passati troppo in fretta
e accetto il duro fatto che niente può durare.
Allora aprite gli occhi infermieri,
aprite e guardate,
non una vecchia signora bisbetica,
guardate più vicino
cercate di vedere ME."

Photobucket

"Kate, l’autrice della poesia, non era capace di parlare e fu vista per caso scrivere. Dopo la sua morte, il suo armadietto in ospedale fu svuotato e fu trovata questa poesia ".


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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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