martedì 15 luglio 2008

Una testimonianza che Fr. Maurizio ha scritto nel 2004, quando era a Chaaria


IL PUPO PIU GRANDE DI TUTTI
Photobucket Carissimi, oggi a Chaaria è nato il bambino più grande della storia ormai decennale della nostra maternità. Un maschione di 5300 grammi, nato da una mamma diabetica. La donna, pur avendo altri 5 figli, proprio non è riuscita a partorire normalmente e abbiamo dovuto aiutarla con un cesareo. Però entrambi stanno benissimo. A vederlo sembra un bambino di almeno 3 mesi. E' già pieno di capelli nerissimi e succhia avidamente. Il tutto è avvenuto nuovamente di notte, verso le 2, e quindi ora ho il cervello un po' annebbiato, ma sono molto felice di aver potuto collaborare a questo meraviglioso evento. Ciao. Beppe.

Nel 1994 Fratel Lodovico, che allora aiutavo in Dispensario, mi chiese d’iniziare l’attività di Mobile Clinic. “I più poveri”, mi disse, “a volte dobbiamo cercarli perché spesso non possono nemmeno venire fin qui a Chaaria”.
L’idea mi piacque e così con l’allora medico Co-ordinator della Diocesi e su suggerimento dei medici del CUAM di Nkubu, abbiamo visitato diverse zone nei dintorni di Chaaria e scelto sei posti dove avviare questa attività. Si trattava di andare a scadenze regolari in un posto precedentemente scelto e lì, informata la comunità locale, visitare e curare le persone di quel villaggio e vaccinare i bambini. Spesso erano anziani, o mamme con bambini molto piccoli che non potevano camminare fino a Chaaria.

Si faceva campo-base nella chiesetta del posto o nella scuola. Per più d’un anno siamo usciti per questi ‘Mobile’ dal martedì al Sabato, tutti i pomeriggi. Per me è stata fin dagli inizi un’esperienza esaltante: il contatto con la gente, conoscere da vicino il loro modo di vivere, di lavorare, di alimentarsi, le loro usanze, era un mondo tutto da scoprire e che non avrei mai immaginato. Spesso, lasciando un’infermiera sul posto, andavo con un catechista, o con un responsabile del posto a visitare i malati a domicilio: ogni volta che entravo nelle loro ‘case’, spesso capanne di legno e paglia, andavo in crisi pensando a certe mie lamentele sul vitto di Chaaria.
Dopo il primo anno abbiamo selezionato i quattro posti che più ci sembravano ‘ad hoc’ per questo servizio: situati lontano e sprovvisti di strutture socio sanitarie. Al martedì andavo a Njuthine, al giovedì Fratel Giovanni andava a Mwitumora, al venerdì andavo a Manthi-Kiamuri, per l’intera giornata. Ci spostavamo sempre con un’infermiera ed un’assistente.
Col tempo siamo diventati ‘esperti’ ed amici della gente. Ci aspettavano con qualsiasi tempo atmosferico; a turno gruppi di uomini s’incaricavano di mantenere le strade carrozzabili e nell’eventualità di costruirne di nuove, soprattutto durante le piogge.
Noi non potevamo assolutamente mancare all’appuntamento. Appena arrivati sul posto io andavo a visitare i ‘miei’ pazienti nelle loro case: anziani con ulcere tropicali da medicare, o handicappati impossibilitati a muoversi, con ogni genere di malattia, dall’attacco malarico, ai parassiti intestinali, alla malnutrizione.
Ogni volta era un’esperienza umana e professionale unica.
Con l’avvio dell’Ospedaletto, nel 1997, abbiamo temporaneamente sospeso quest’attività, che è ripresa quest’anno a Kiamuri.
C’è da dire che nel frattempo, in questi anni è sorta qua e là qualche struttura sanitaria di base (Dispensari). A Kiamuri, che dista una ventina di chilometri da Chaaria, rimanevano scoperte le vaccinazioni ai bambini e le visite ‘pre-natal’. Così ci siamo offerti per questo servizio in collaborazione con un infermiere della Diocesi che lavora sul posto. Per me è stato un ritorno tra amici: conosco molte famiglie a Kiamuri, i loro figli, i loro problemi e le loro speranze.
Cerco di non essere solo un infermiere professionale, ma anche un amico ed un missionario, dando tutto l’aiuto che posso. Ad esempio abbiamo trovato diverse persone paralizzate o handicappate che abbiamo portato al nostro Ospedale per cure mediche e cicli fisioterapici. Attualmente andiamo a Kiamuri ogni 15 giorni. La struttura offertaci dalla parrocchia di Mujwa è di tre stanze in muratura, naturalmente senz’acqua, né luce. In una di queste stanze lavora quotidianamente Japhet, l’infermiere della Diocesi, il quale compera regolarmente le medicine da noi.
La nostra speranza è di riuscire a vaccinare almeno l’ottanta per cento dei bambini della zona che, oltre a Kiamuri, comprende altri 5 villaggi: Kathwene, Manthi, Kawthene, Mbiti e Riikana; inoltre desideriamo assicurare alle mamme almeno una visita durante la gravidanza. A quest’ultime preleviamo campioni di sangue che portiamo a Chaaria per esami.
I problemi da affrontare sono quelli del 1994, cioè, strade in pessime condizioni, impraticabili durante le piogge, e la povertà della gente, per cui è a nostro carico la quasi totalità delle spese. Tuttavia, è bello lavorare tra questa povera gente che apprezza molto il nostro servizio, e spesso lo ricambia con piccoli gesti di riconoscenza, quali l’offerta d’un po’ di miele, di miglio, d’una gallina… è il loro modo di ringraziare.
Noto infine che anche il personale che ci accompagna è entusiasta dell’esperienza; anche loro scoprono un altr’Africa, nell’incontrare i più poveri tra i poveri.
Speriamo di avere sempre i mezzi e la possibilità di continuare questo servizio del Mobile Clinic, chissà, magari allargandolo ad altre zone che ci sono già state segnalate.
É anche questo un modo alternativo ed integrativo di operare da parte del ‘Cottolengo Mission Hospital’ di Chaaria a servizio dei più poveri ed abbandonati residenti delle aree rurali.

Fratel Maurizio Scalco


Nessun commento:


Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


Guarda il video....