domenica 13 luglio 2008

Una domenica durissima


1) Capita spesso di visitare bambini estremamente denutriti, spaventosi a vedersi: sono immagini che prima avevo visto solo in televisione, nei documentari sulla fame nel mondo. Quasi sempre l’unica terapia per questi bambini è mangiare, ma è proprio qui il punto: molti non hanno più cibo, perché le scorte della stagione precedente sono finite ed il raccolto attuale è indietro e scarso, perché le piogge sono state scarse.

Qui spesso la gente non ha denaro liquido: gli unici sono i nostri operai, quelli del cotonificio di Chaaria (chiuso ormai da mesi), gli insegnanti ed i proprietari dei negozi e dei matatu. Chi ha terra molte volte produce solo per sé, cioè per dar da mangiare alla famiglia ed anche chi produce di più, non avendo magazzini, è obbligato a vendere subito i raccolti alle grandi compagnie, senza aspettare che i prezzi salgano un po’ fuori stagione… e le compagnie pagano pochissimo, con il solito risultato che i ricchi lo diventano sempre di più ed i poveri sprofondano nella loro miseria.

La zona attorno a Chaaria, soprattutto andando verso Gatunga è davvero molto povera. I malati che vengono da quella zona sono invariabilmente squattrinati e diseredati.


2) Abbiamo inoltre molti casi di AIDS e di TBC. Le mamme partoriscono a casa e spesso ci sono complicanze gravi, che possono causare anche la morte. Ieri abbiamo miracolosamente salvato la vita di mamma e bambino, dopo una rottura d’utero causata da manovre sbagliate durante il parto domiciliare. L’intervento è stato lunghissimo, ma la soddisfazione è stata grande, soprattutto per il fatto che il pupo stava benissimo. Frequentissimi sono i casi aborto spontaneo, forse causati da qualche malattia infettiva. Per cui cerco di fare un po’ di tutto dall’otorino all’ostetricia, dalla traumatologia alle malattie infettive.

3) C’è poi tutto l’impegno della Comunità, l’aiuto dai Buoni Figli, l’economato, che assorbono anche tante energie.

4) Oggi, pur essendo domenica non sono riuscito a staccare neppure un minuto... I volontari invece sono andati in gita in foresta. Tanto lavoro; malati gravissimi, uno dei quali è morto un’ora dopo che lo avevo ricoverato, ucciso dalla TBC; almeno 4 casi di violenza da machete, per cui abbiamo dovuto fare suture complicate; un cesareo, due raschiamenti, tanti parti... ed anche ora non so se dormiremo in quanto abbiamo due travagli che non procedono al meglio... è dura essere di guardia 365 giorni all’anno.

5) Nel pomeriggio, il nostro poliziotto Marete è venuto con un triste fardello. Portava tra le braccia un neonato pretermine di circa 7 mesi. E’ stato trovato da dei passanti. Era stato buttato in un fosso. Era ancora 3b92dbfabc833de8e5977a68e773d961.jpgvivo ma coperto di formiche. Gli insetti erano entrati anche in bocca, nelle orecchie e nelle narici. Abbiamo provato a rianimare, ma il piccolo era ipotermico, ed è mancato dopo dieci minuti. Non mi abituerò mai a questo crimine di buttare i bambini nell’immondizia. a98bbbc7b8faa124a63238b99499665a.jpgI bimbi sono innocenti e devono sempre pagare per i nostri errori. Pensate che una delle due donne a cui ho fatto il raschiamento aveva già perso altre 6 gravidanze ed ora è disperata... qualche altra invece, dopo aver partorito di nascosto, ha lanciato il suo piccolo in un fosso, mentre era ancora vivo.

6) Le giornate sono piene e non c’è molto tempo per la nostalgia che è comunque molto forte, soprattutto alla sera tardi, se non ci sono casi urgenti ricoverati, se magari manca la luce e si gira lume di candela; ci si rende conto allora di essere sperduti in mezzo alla savana, senza possibilità di uscire o di incontrare gente nuova, e si pensa tanto a casa ed agli amici lontani. Questa sofferenza, forse una delle più acute sperimentate fino ad ora, è comunque un continuo richiamo a spiritualizzare, a capire che noi siamo qui per il Signore e per Lui solo.Qui a Chaaria davvero si sperimenta una certa solitudine che è un richiamo alla solitudine propria del consacrato che non ha una famiglia, che non ha figli propri e quindi si dà, corpo ed anima, per i figli degli altri, li cura, soffre per loro, se li porta nel cuore, ma poi, quando la malattia è finita ed i poveri se ne sono andati, magari senza ricordarsi di dire grazie, si ritrova solo e deve rinnovarsi nella convinzione che Dio, e Dio solo basta.

Ciao Beppe.


Anche oggi i volontari sono andati in gita nella foresta di Mukululu.

c6f7bbc6025a0591de3bf1e9ab940e8e.jpg
2b19c7f177573bbd0abac251b27de25e.jpg


Nessun commento:


Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


Guarda il video....