giovedì 17 luglio 2008

Tempi duri a Chaaria



Generalmente, pubblico le lettere di Fr Beppe così come lui me le manda, senza ovviamente le parole che accompagnano lo scritto. Stavolta, ho voluto lasciare di proposito le poche parole che Fr Beppe mi ha scritto, per farvi arrivare il messaggio di oggi. Ciao a tutti, Nadia.


Cara Nadia, sono quasi 24 ore che non vado a letto.
Ti mando queste due parole per il blog:

TEMPI DURI A CHAARIA
Ho sempre notato che le emergenze vengono ad ondate. Non ho mai capito perchè, ma è un dato di fatto. Ora siamo nel bel mezzo di una di queste... le nostre forze sono messe a dura prova, così come la nostra resistenza fisica e psichica.
Negli ultimi 10 giorni infatti, soltanto per due notti non ci sono state chiamate.
Da circa una settimana quindi lavoriamo a pieno ritmo di giorno, e di notte dormiamo dalle 3 alle 4 ore. Quello che pesa di più poi non è finire tardissimo, anche dopo mezzanotte. La cosa peggiore è venire chiamato nel cuore della notte. Sono le emergenze delle 2 o delle 3 di notte che di martellano il cervello quasi a renderlo piatto.
Ci sono state almeno due occasioni con chiamate multiple: questo è ancora più disastroso. E' quello che gli anglosassoni chiamano SLEEP DEPRIVATION, e che è classificato come una forma di tortura quando usato contro dei prigionieri. Qui la sleep deprivation dipende solo dal Signore che ci manda i casi complicati di notte. Per questo abbiamo fiducia che Lui, insieme ai problemi, ci manderà anche la forza per affrontarli.

Ciao. Beppe

1 commento:

Anonimo ha detto...

RESISTI, baba, ti sono e ti siamo vicini e credimi, ti vogliamo sempre più bene.
... questo non fa passare il sonno, ma forse ti può aiutare (un po')... come penso possa esserti di sostegno la consapevolezza di essere letto con assiduità ed attenzione, e seguito da noi così lontani (ed anche "comodi", a dire il vero): non stai scrivendo invano!
Per quello che possono valere le preghiere di uno come me, pregherò per te... tanto alla fine risolve tutto Mungu.
Ugodoc


Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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