domenica 3 agosto 2008

Lettera da Rossella


Caro Beppe,

grazie infinite per le tue parole e per il tuo ricordo sul blog. non meritavamo tanto, ci siamo sempre considerati servi inutili, e pregato il Signore che ci rendesse capaci di fare qualche cosa per i poveri.
Il mio amato sposo ora è nella casa del Padre. Ha sofferto molto ed io sono stata accanto a lui sempre, è morto accanto ad Elena e accanto a me con le nostre mani intrecciate e pregando, noi due, la Madonna, poichè il mio Gianni oltre che essere diventato cieco, gli ultimi tre giorni aveva anche perso la parola, ed io non potevo più comunicare con lui. Il suo gemito con la sua testa sulla mia spalla rimarrà sempre nelle mie orecchie...... ma fino quando ha potuto si è comunicato. La sua grande fede in Dio è stato per tutti noi un esempio e una consolazione.
Io ti lascio immaginare il mio stato d'animo, ma ringrazio il Signore per avermi messo accanto per tanti anni un marito speciale.
Sul necrologio abbiamo voluto che non fossero inviati fiori, ma offerte per la Missione di Chaaria, perchè siete sempre nel nostro cuore. Ho pregato che evitassero altri necrologi e che devolvessero l'equivalente tutto per la missione. Manderò a te e alla comunità il ricordino di Gianni e le letture della Messa funebre. La nostra parrocchia era piena di gente che pregava e cantava...
Quando guarderai il meraviglioso cielo d'Africa scorgerai una stella in più...
Con grande affetto a te, a Fr. Lorenzo, Suor Oliva, Suor Lucy e a tutta ha comunità.

Un forte abbraccio Rosella (sempre con Gianni).



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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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