Degna di nota è la presenza di un volontario che è rimasto con noi per tre anni, a cavallo tra il 1988 ed il 1991. Si chiamava Vittorio.
Per molti anni la disponibilità dei volontari è stata piuttosto sporadica e limitata al solo periodo estivo (soprattutto agosto).
La “rivoluzione copernicana” è avvenuta a partire dal luglio del 2000, quando è iniziata l’esperienza del volontariato su larga scala, con gruppi di persone che si sarebbero alternate durante tutto l’anno.
La nuova impostazione organizzativa del volontariato ha coinciso con il riconoscimento dell’ospedale, e con il crescere continuo del numero di pazienti e dei servizi da noi offerti.
Nello specifico sanitario il volontariato si è diversificato molto, limitandosi inizialmente all’odontoiatria ed espandendosi successivamente ad altre specialità sia mediche che chirurgiche.
Finora i volontari infermieri sono stati i più numerosi e per un certo periodo abbiamo avuto anche allievi infermieri della scuola Cottolengo, mentre i medici purtroppo sono sempre stati in minoranza.
A Chaaria inoltre, sono state redatte otto tesi di laurea in scienze infermieristiche ed una in medicina e chirurgia.
Inizio tracciando un bilancio ampiamente positivo del volontariato internazionale a Chaaria, constatando che normalmente i volontari sono bravissime persone che si offrono cariche di entusiasmo, spirito di servizio e capacità di adattamento.
Non sono mancate però le persone che hanno creato dei problemi, persone anche brave nello svolgere il proprio lavoro ma eccessivamente critiche nei confronti dell’attività ospedaliera e del personale locale, indifferenti alla vita di comunità e alle persone che la formano; posso asserire però che si tratta di una percentuale nel complesso molto bassa.
Vorrei cominciare ad analizzare gli elementi positivi del volontariato a Chaaria, partendo dalla considerazione che dai volontari si è imparato molto, dall’ecografia ai tagli cesarei, rivelandosi così una presenza significativa e molto utile per la progressione del nostro servizio.
Le cose insegnateci sono senza dubbio una dimensione centrale, in quanto l’ospedale di Chaaria si è diversificato grazie a ciò che abbiamo appreso dai volontari.
Per alcuni questa dimensione formativa è stata piuttosto chiara, edificante e motivo di gioia nel constatare che dopo il loro passaggio qualcosa di nuovo stava cominciando.
Il volontario è inoltre un portatore di freschezza ed entusiasmo nella continuazione del nostro lavoro. Troppo spesso la routine ci può rendere cinici, incapaci di condividere fino in fondo il dolore altrui. Diventiamo freddi, come paralizzati nei sentimenti dal contatto troppo continuo con la sofferenza e con la morte.
Corriamo il rischio di voler dare a tutti lo stesso livello di attenzione, perchè abbiamo paura di coinvolgerci troppo con alcune persone che poi dovremo lasciare, o perchè muoiono o perchè guariscono e se ne vanno.
I volontari invece sanno dare importanza alle piccole cose: ad un sorriso, ad una delicatezza verso i pazienti...Essi diventano un silenzioso richiamo a non lasciarci travolgere dal rullo compressore del quotidiano che rischia di trasformarci in “macchine operatrici” senza sentimenti e senza vero coinvolgimento. Sanno piangere davanti ad un bimbo che muore di malaria o di fronte ad una piccolina che viene consumata dall’AIDS...e con queste lacrime, quasi impercettibilmente, mettono un freno al nostro continuo correre che ci porterebbe a dire: “Ma quante storie! Non c’è tempo per piangere per i morti, bisogna lavorare per chi è ancora vivo!”.
I volontari sono anche la nostra “cassa di risonanza” e molto spesso lavorano per noi in Italia più di quanto non potessero fare quando erano qui in Kenya.
Alcuni cooperano nell’apportare forze nuove per il sevizio a Chaaria; è infatti il fenomeno del “passa-parola” che ci consente di accogliere nuovi collaboratori.
Altri poi organizzano raccolte fondi, concerti, attività parrocchiali...che contribuiscono grandemente al nostro budget. Ritengo quindi opportuno sottolineare come grazie all’impegno dei volontari si sono potuti realizzare il libro “sawa sawa”, il blog, le attività di Afrikalba ed il calendario... e, senza voler adulare questa attività di raccolta fondi, credo sia giusto comunicarvi che circa il 35-40% delle nostre entrate, provengono dalle varie iniziative degli amici e dell’Associazione.
Con questi pochi richiami intendo ripetere il mio grazie a chi è già venuto, a chi verrà e a chi quotidianamente lavora per noi anche rimanendo in Italia.
Vi saluto e poi spengo il generatore. Staremo al lume di lampada a petrolio durante la notte.
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