mercoledì 6 agosto 2008

Motivazioni della circoncisione femminile nelle culture che la praticano

DIFFUSIONE DELLE MUTILAZIONI GENITALI FEMMINILI E RISVOLTI CULTURALI
CENNI STORICI

La pratica delle mutilazioni genitali femminili (MGF), risale a molti secoli fa: la piu antica testimonianza sembrerebbe risalire al Neolitico inferiore. Nelle torbiere della Germania settentrionale, furono ritrovati due corpi femminili, che presenterebbero segni cicantriziali imputabili all’infibulazione. Queste donne appartengono all’area Egizia e, sebbene non si riesca a spiegare il fatto che si trovassero sul territorio tedesco, questo ritrovamento conferma l’ipotesi secondo la quale questa pratica, al pari della circoncisione maschile, abbia avuto origine tra le popolazioni della valle del Nilo gia’ in epoca predinastica. Sempre risalenti alla stessa area geografica, sono le fonti scritte piu’ antiche a noi pervenute: nel XV papiro greco del British Museum risalente all’epoca tolemaica (II sec. a.C.) si fa menzione esplicita di una ragazza che e’ nell’eta di subire la circoncisione; Filone di Alessandria (25 a.C.-50 d.C.) riferisce della circoncisione maschile e femminile praticata intorno ai quattordici anni, ovverro in concomitanza della prima polluzione e del menarca. Molte altre sono le testimonianze risalenti a quegli anni, riportate da storici e filosofi greci e romani che vivevano nelle zone africane e in particolare in Egitto ed in Eritrea.

A partire dal VI sec. d.C. troviamo riferimenti alla MGF anche nelle fonti Greco-Binzantine (Ezio di Amida e Paolo di Egina) e nei testi letterari arabo-persiani di epoca preislamica, che avranno grande influsso sui trattati medici arabi medioevali (Rhazes, Al Jahir di Bagdad; Avicenna; Maqrizi). Essi sono soliti attribuire a Maometto l’opinione che la circoncisione femminile sia da raccomandarsi quale segno di nobilta’, virtu’ e bellezza, anche se solo quella maschile e’ strettamente obbligatoria.
Le citazioni poi si moltiplicano a partire dall’epoca rinascimentale, grazie alle grandi imprese marittime per mezzo delle quali gli europei entrano in contatto con popolazioni autoctone degli altri continenti, in precedenza sconosciute. Abbiamo cosi’ le prime descrizioni moderne delle MGF nell’Africa Orientale (Berengario da Carpi 1521), in Asia (Lindschotten, XVI sec), in Africa Occidentale (Manolo Alvares, 1616), ed in America (Gumilla, 1721).
Nel XVII sec compaiono anche i primi tentativi di interpretazione del fenomeno, ma per avere il primo studio complesso delle diverse MGF in Africa, ed un approccio etnologico alla problematica, bisogna attendere fino al XIX secolo.
Le MGF esistono in molte parti del mondo, da circa duemila anni: sono ancora praticate dale comunita’ dei Daudi Bohra, da alcune sette malesi, da tribu’ indigene dell’ Australia, dai popoli immigrati degli Stati Uniti, Sud America, Europa, in alcune parti del Medio Oriente e soprattutto nelle societa’ Cristiane, coopte, animiste ed islamiche dell’Africa.
Le migrazioni e le guerre, hanno generalmente accellerato il processo di estinzione di queste pratiche, in special modo quando gli immigrati sono giunti a contatto con comunita’ moderne estranee a questi riti. Tuttavia alcune comunita’ hanno fatto il percorso inverso, introducendo la pratica nelle loro comunita’, al ritorno da paesi dove era invece d’uso: e’ il caso questo delle popolazioni che hanno introdotto la pratica sotto l’influsso di un altro popolo che era considerato piu’ sviluppato, come e’ stato per I Sud Sudanesi al ritorno dai campi profughi ugandesi.
Le stime in mio possesso sul problema, parlano di 130 milioni di donne private per sempre del diritto alla piena sessualita’, poiche’ i loro organi amputati non potranno piu’ essere ricostruiti e ogni anno circa due milioni di donne e bambine vengono sottoposte a MGF. La situazione piu’ critica sembra essere quella della Somalia e del Gibuti dove 98% delle bambine vengono mutilate, seguendo poi gli altri paesi dell’Africa, come Etiopia, Eritrea, Sierra Leone (90%), Sudan (89%), Mali e Burkina Faso (oltre il 70%).

Alla base delle MGF ci sono molte credenze profondamente radicate nelle popolazioni che le praticano: in tale contesto la MGF non e’ considerata una violenza contro un minore, ma un atto di attenzione di tutta la famiglia verso la ragazza.
Una di queste credenze per esempio ritiene che il clitoride sia un organo aggressivo, pericoloso per il partner e per il bambino durante il parto. In Etiopia ed in Somalia per esempio si crede che il clitoride lasciato a sè stesso continui a crescere fino alle dimensioni di un pene maschile. Da qui la necessità della escissione. Il fatto di eliminare i genitali esterni e di lasciare solo una piccola apertura per la minzione e la mestruazione, rassicurerebbe anche sul fatto che le ragazze non abbiano rapporti sessuali e di conseguenza gravidanze indesiderate prima del matrimonio. Nella vita coniugale poi avrebbe il significato di una sorta di cintura di castita’, cioe’ servirebbe a prevenire ogni desiderio di infedelta’ da parte delle mogli, soprattutto quando i mariti sono lontani per motivi di lavoro.
In alcune comunita’ dell’Africa persiste la convinzione che i bambini nascano bisessuali: si crede che alla nascita ogni essere umano sia duplice, cioe’ allo stesso tempo maschio e femmina, sia dal punto di vista fisico, sia dal punto di vista spirituale. Il prepuzio maschile ed il clitoride nella femmina sarebbero la dimostrazione di questa doppia sessualita’. Ecco perche’ l’eliminazione di queste parti anatomiche renderebbe i ragazzi adulti, ma soprattutto definiti: con la circoncisione il ragazzo si conferma uomo, e la ragazza si conferma donna. Questo rito porrebbe fine completamente allo stato indefinito dell’adolescenza, iniziando in modo irreversibile la vita adulta e portando alla pienezza di se stesso.
Ci sono poi motivi igienico-estetici. Presso molte culture, i genitali esterni della donna sono considerati “sporchi” e necessitano di molte cure quotidiane per conservarli integri, asciutti e puri. La pulizia personale e la profumazione del corpo sono considerate come grandi virtu’ femminili: sovente si sostiene che gli eventi mutilatori assicurino alla donna migliore igiene e salute, e che contribuiscano a prevenire turbe psichiche.
La MGF ha inoltre un grosso significato socio culturale: e’ un rito di passaggio ed e’ un momento di accoglienza della donna nella comunita’ adulta: con la circoncisione la ragazza deve assumere tutte le caratteristiche che competeranno alla donna del suo clan: moglie fedele, madre attenta e persona onesta e rispettosa delle tradizioni.
La circoncisione femminile ha anche un notevole valore educativo: una volta escissa, la ragazza rimane per circa un mese isolata in una capanna dove riceve cibo e attenzioni e dove le donne del gruppo le forniscono indicazioni sulla vita di un adulto e soprattutto le insegnano le regole che una donna deve seguire nel corso della sua vita. In pratica la MGF diventa una autorizzazione al matrimonio.

Fr Beppe a Azalea

PS sempre tantissimo lavoro a Chaaria, ma anche aiuto e simpatia da parte delle volontarie e del dentista Claudio che è giunto ieri ed oggi ha lavorato a tempo pieno.

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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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