martedì 12 agosto 2008

Qualche piccolo consiglio... per i volontari...

Carissimi amici del blog,

Oggi scrivo due parole che spero utili a quelli che verranno a Chaaria per capire un po’ di piu’ la gente a cui siamo mandati:

1) Gli Ameru, cioe’ la tribu’ che vive a Chaaria, gradiscono moltissimo il saluto dato con la stretta di mano. Noterai che molti ti offrono la mano. Stringila forte. E’ un segno che sei in comunione con loro. Spesso poi la stretta di mano avviene in tre tempi: stretta normale, stretta attorno ai pollici e ancora stretta normale... questo e’ un grande segno di vicinanza. Per lo piu’ sono gli uomini che si salutano con la triplice stretta di mano.
2) Essi pero’ non amano salutare con il bacio sulla guancia, come invece noi Italiani facciamo spesso. Se offri un bacio ad uno di loro, soprattutto se di sesso opposto, potresti essere frainteso e inoltre li metteresti a disagio. Spesso capita che quando vuoi baciarli ti offrono l’occipite, perche’ non sono abituati a questa pratica e sono impacciati nei movimenti.
3) Normalmente, nella cultura Meru, e’ l’anziano o la persona in autorita’ che saluta per primo. Per cui noterai che loro non ti salutano. Questo non dipende dal fatto che siano scortesi, ma dal fatto che ti considerano a loro superiore per rispetto, e aspettano che tu li saluti per primo. Prova a salutare tu per primo e vedrai che risponderanno gentili.
4) Normalmente il saluto qui lo si da’ al mattino, o la prima volta che si incontra una persona, e questo saluto vale per tutta la giornata. Quindi non aspettare che ripetano il saluto tutte le volte che ti incontrano. Non sono come noi Italiano che ripetiamo il ciao anche 20 volte al giorno alla stessa persona.
5) Qui non e’ comune vedere una donna fumare, per cui, se sei una ragazza, ti consiglio di fumare quando sei negli appartamenti dei volontari.
6) Altra cosa che loro non comprendono sono i vestiti troppo scollati per le ragazze, o i pantaloncini (o pinocchietti) durante il lavoro in ospedale. E’ opportuno che in ospedale si usino i pantaloni lunghi.
7) Soprattutto i bambini che ti incontreranno per strada, ti chiameranno MOCIONKO, che vuol dire BIANCO. E’ una manifestazione di sorpresa e non ha delle connotazioni negative, per cui non prendetela male. Se siete invitati a mangiare a casa di qualcuno, e’ chiaro che sarete accolti in una casa in muratura, perche’ coloro che sono piu’ poveri ed hanno una abitazione di legno o fango, sarebbero troppo intimiditi da un bianco e non ti inviterebbero affatto.

Spero che queste piccole indicazioni ti siano utili e non ti abbiano disturbato. Benvenuto a Chaaria.

Ciao fr Beppe
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Elena e Francesca sono le volontarie appena arrivate a Chaaria.

Sono due allieve infermiere del II° anno.

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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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