martedì 2 settembre 2008

Ruolo dell'Infermiere a Chaaria


Occorre innanzituto fare alcune precisazioni importanti sul personale infermieristico.

In Kenya vi sono i clinical officer che rappresentano coloro che si occupano prevalentemente della gestione del paziente dall’entrata in ospedale alla dimissione, con la visita, la diagnosi e la prescrizione della terapia. Questo compito viene da loro svolto attenendosi scrupolosamente alle linee guida loro fornite e che consultano costantemente per il loro operato.
Nei casi meno lineari i clinical officer si confrontano spesso fra di loro affidandosi ai colleghi piu’ anziani.
Per gli interventi di piccola chirurgia il loro compito consiste nell’assistere il medico come strumentisti e anestesisti.
Gli infermieri professionali (Kenya Registered Nurses) rappresentano invece la maggior parte del personale e si occupano di somministrare la terapia, seguire i parti e assistere le mamme nel post-parto e nelle prime fasi del puerperio. Solo in caso di parto difficile o emergenza neonatale si affidano all’intervento del medico.
Altro compito importantissimo dell’infermiere e’ l’attivita’ ambulatoriale di prevenzione attraverso il counselling offerto quotidianamente.

I programmi di profilassi presenti a Chaaria sono:
• prevenzione della trasmissione materno-fetale dell’HIV;
• counselling per pazienti sieropositivi per HIV;
• counselling per pazienti affetti da tubercolosi;
• visite prenatali per la prevenzione della malaria in gravidanza;
• visite e programma vaccinale per il neonato.

Sia i clinical officer che gli infermieri vengono settimanalmente aggiornati sui cambiamenti non solo protocollari che il Ministero della Salute propone. A questo si aggiungono lezioni di ripasso programmato delle patologie piu’ importanti, dalla fisiopatologia alla sintomatologia, terapia e counselling impartite da fratel Beppe attraverso la proiezione di slide e l’uso di materiale cartaceo che rimarra’ in possesso del professionista. Questi incontri sono importantissimi perche’ permettono non solo di mantenere alto il livello di competenza dei professionisti, ma anche di creare un buon clima di équipe.


INFERMIERE IN ITALIA E IN KENYA: DUE MONDI CHE SI INCONTRANO E SI CONFRONTANO
Prima di tutto l’infermiere in Kenya deve adempiere a molti compiti che in Italia non gli competono, quali l’esame clinico del paziente, la diagnosi e la prescrizione della terapia, oltre a doversi occupare di un intero settore, quello ostetrico-ginecologico, che nella nostra formazione appartiene al profilo dell’ostetrica. Le attivita’ sopraelencate occupano evidentemente moltissimo del tempo dell’infermiere che si trova spesso a non poterne dedicare molto all’assistenza di base del paziente.
Ritengo che questo sia legato alla “mancanza di tempo”, ma anche alla “mancanza di risorse umane”. Infatti, mentre nella nostra organizzazione dell’assistenza molto tempo viene dedicato alle cure igieniche ed il medico si occupa della diagnosi e trattamento farmacologico, nella struttura kenyota spesso l’infermiere si deve occupare di entrambe le attivita’ per mancanza di dottori.
Nel contempo gli infernieri kenyoti sono ben formati nell’osservazione clinica del paziente. I segni e sintomi clinici sono spesso gli unici indicatori di peggioramento o di insorgenza di complicanze ed e’ fondamentale coglierli in tempo in una realta’ dove le possibilita’ diagnostiche sono limitate.
Inoltre essi sanno affrontare con grande competenza e prontezza situazioni spesso al limite, accettando con molta dignita’ anche l’eventualita’ della morte del paziente, che viene vissuta sempre come un evento naturale e fisiologico. Anche il parto viene gestito con estrema naturalezza e spontaneita’ essendo poco medicalizzato, anche se l’operatore e’ sempre pronto a intervenire invasivamente in caso di bisogno.
Un elemento che unisce l’infermiere kenyota a quello italiano e’ la visione del paziente al centro dell’assistenza, mostrando grande umanita’ e attenzione nelle relazioni, pronti a fornire tutte le informazioni e aumentando cosi’ la compliance del paziente.
Daniela e Fr Beppe


NOTIZIE SPICCIOLE
1) Ieri 1 settembre ho ricordato il 27° anniversario del mio ingresso tra i Fratelli del Cottolengo... devo ammettere di essere proprio vecchio ormai, anche se il mio cuore si sente ancor un diciottenne in cerca di novità. Ringrazio Dio per questi lunghi anni di fedeltà e di servizio: pregate ancora per me perchè lo scoraggiamento può fare capolino a tutte le età, anche dopo moltissimi anni. Io chiedo sempre la grazia di perseverare nella mia vocazione sino al giorno della mia morte.
2) Il 2 settembre è anche il compleanno della Piccola Casa, in cui ricordiamo la “grazia” che ha cambiato il cuore del Cottolengo, trasformandolo in Padre di tutti i poveri. Era il 2 settembre 1827 quando il nostro padre fondatore è stato toccato interiormente dalla morte di una mamma che era stata rifiutata da tutti gli ospedali di Torino, una mamma incinta che ha dato alla luce un bimbo spirato poi dopo alcuni minuti, una mamma sdraiata in una stalla, perchè nessuno l’aveva voluta: rifiutata dall’ospedale ginecologico perchè affetta da Tubercolosi (e quindi contagiosa), e non ricoverata all’ospedale generale perchè in travaglio... una storia simile a tante che si ripetono quotidianamente a Chaaria: anche ora sto aspettando Sr Zina che è partita da Mukothima alle ore 22. Io sarò prontissimo con la sala operatoria. E’ bello che in questa notte così particolare per noi del Cottolengo la nostra preghiera di ringraziamento non sia fatta tanto di inni o di suoni melodiosi con l’organo a canne, ma di impegno per tentare di salvare una donna che ha le convulsioni, ed il bambino che ancora porta in grembo. Non abbiamo organizzato veglie di preghiera, ma veglieremo lo stesso attorno a quell’altare che è il letto di chi sta male.

Ciao Beppe


3 commenti:

Anonimo ha detto...

Ciao Beppe complimenti davvero per ciò che fai...
ti chiedo solo un aiuto, se riesci a darmelo, sono studentessa in scienze infermieristiche.. con il grande sogno nel cassetto di poter fare una missione in africa. tra l'altro non mi dispiacerebbe incentrare la mia tesi sul ruolo dell'infermiere nel terzo mondo.. sai darmi qualche dritta? credi che ci sia qualche associazione che si accontenta di un allievo infermiere?!

grazie infinite e ancora complimenti..
Marty

Anonimo ha detto...

Salve, questo tipo di servizio mi affascina tantissimo, sono nell'ultimo anno di infermieristica spero tantissimo di poter realizzare il mio sogno di andare in missione come infermiera, per questo vorrei realizzare la mia tesi prendendo come argomento il ruolo dell'infermiere nell' assistenza alle persone dell' africa. Mi protreste aiutare con qualche idea, o materiale su cui possa lavorare. Grazie mille.

Anonimo ha detto...

Cara amica, ti chiamo editavp. Io sono felice di poterti aiutare con la tesi a Chaaria. Ci sono stati altri che lo hanno fatto. Ti consiglio di scegliere una patologia, per esempio il ruolo dell'infermiere nella gestione della malaria, della TBC o dell'AIDS. Poi per la strutturazione potresti scrivermi alla mia mail e cerchiamo di impostare una modalità di lavoro. Ciao. Beppe


Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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