Monica e’ puntualissima ed e’ gia’ al cancello dell’ospedale ad asettarmi. Prendo l’ambulanza e mi avvio. Siamo gia’ d’accordo che passeremo da casa sua a prendere suo fratello Andrew, che in questi giorni era stato poco bene a causa di una malaria cerebrale. Adesso e’ completamente ristabilito e gli diamo un passaggio fino all’asfalto, dove poi procedera’ con un matatu.
Nel modesto appartamento di Monica vedo la sua bimba piccola. Ha circa dieci mesi, e si aggira sul pavimento camminando a quattro zampe come un gattino. Dopo le ultime raccomandazioni alla baby sitter, ci avviamo velocemente verso la nostra destinazione. In macchina parliamo del piu’ e del meno. Monica e’ serena, ed ha ormai superato una crisi che alcuni mesi fa l’aveva portata a voler lasciare il lavoro presso di noi.
A Gatimbi ci dividiamo, perche’ dobbiamo incontrare persone diverse e presentare i nostri resoconti mensili presso uffici ben distinti. L’incontro pomeridiano invece lo avremo insieme, per cui siamo d’accordo di ritrovarci all’auto verso l’una.
La giornata e’ per me noiosa, in quanto non sono fatto per lunghi meeting pieni di parole e di numeri, di ricevute e di carte da compilare, ma devo dire che, alla fine dei conti, e’ risultata altamente positiva: riceviamo un buon numero di kits per la diagnosi dell’ HIV; ci vengono dati tutti i vaccini da noi richiesti, ed i nostri “reports” vengono accettati senza troppi punti interrogativi. Alle 16.30 siamo pronti per tornare. L’ambulanza e’ piena di doni che il governo ci ha fatto per i nostri malati.
In macchina siamo sereni. Man mano che il “buco nella pancia” si placa, diventiamo piu’ loquaci e facciamo anche piani per il futuro. Arrivati a Chaaria, ci rendiamo pero’ conto che il clima e’ pesante. C’e’ una tensione nell’aria che quasi riusciamo a palpare con le dita. Quando entriamo in ambulatorio, vediamo facce piangenti ed infermiere che tentano di nascondersi. Qualcuno arriva vicino a Monica con l’evidente intenzione di dare una notizia, ma non riesce a pronunciare neppure una parola prima di scoppiare in un pianto scrosciante. A questo punto anche Monica singhiozza forte, diventa agitatissima, e chiede che cosa sia successo. E’ stata Sr Florence a darle il colpo terribile: la sua bimba piccola era morta.
Monica cade in preda ad una crisi isterica ed e’ difficile tenerla ferma, ed impedire che picchi ripetutamente la testa sul pavimento.
“Come e’ possibile? L’ho lasciata stamattina senza problemi! Non era malata!”. Poi, con un cambiamento repentino della voce, chiede della baby sitter. Le dicono che e’ in corridoio vicino al laboratorio. Con uno scatto improvviso, Monica corre e tenta di picchiare la giovanissima assistente, che a sua volta e’ sotto shock e non sa che cosa abbia ucciso la bambina. Riusciamo a fatica a trattenere Monica. La giovane badante le dice che la bambina era stata bene... solo che aveva rifiutato il cibo. Lei aveva insistito un po’ ma poi la piccola vomitava, per cui aveva deciso di metterla a dormire. Quanto poi e’ tornata a vederla nel letto, la figliuola non respirava ed era gia’ un po’ fredda. E’ quindi corsa fuori e si e’ messa a urlare in cerca di aiuto. E’ allora intervenuta Teddy, vicina di casa e nostra infermiera. Sono corsi qui in ospedale, ma non c’e’ stato nulla da fare. La bambina non c’era già più.
Monica e’ stata in uno stato confusionale per molte ore. Pensava a che cosa potesse aver ucciso sua figlia. Parlava di avvelenamento, ma alla visita non c’era puzza di alcuna sostanza chimica... e poi chi lo avrebbe fatto? La baby sitter, se fosse colpevole, non sarebbe rimasta in ospedale ad attendere la madre... sarebbe fuggita prima.
Pensava al malocchio, ma io cercavo di dirle di non credere a queste cose.
Le dicevo: “potrebbe essere una malaria. Lo sai che sono le prime 8 ore le piu’ pericolose per i bimbi. O magari ha inalato del cibo nell’albero brochiale dopo aver vomitato... Ora cerca di calmarti. Tuo marito sta arrivando. Insieme potrete decidere sul da farsi: se volete la autopsia, io non mi opporrò certamente. Ora prega Dio che conceda un po’ di riposo alla tua mente”.
Siamo tutti senza parole. La tragedia che ha colpito Monica e’ enorme e ferisce il cuore di tutti noi. Era la sua unica bambina, anche se ha altri due figli maschi. E’ terribile per una mamma perdere il proprio piccolo, ma lo e’ ancora di piu’ quando tutto succede mentre sei assente, ed hai lasciato il tuo tesoro nelle mani di qualcun altro. Monica mi ha chiesto perchè Dio ha permesso che un disastro del genere succedesse proprio a lei... Io sono rimasto a lungo in silenzio; poi l’ho accarezzata sul volto e le ho detto: “non lo so proprio. E’ un mistero che mi paralizza la mente!”
Statele vicini con la preghiera e con l’affetto. Lei e’ molto emotiva e fragile, ed avrà bisogno di molto sostegno per riprendersi da questo colpo terribile.
Fr Beppe Gaido
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