giovedì 9 ottobre 2008

Gli inizi della maternità


Era la fine del 1998. Ero arrivato a Chaaria da pochi mesi. Ero un medico inesperto e pauroso, soprattutto perchè da molto tempo non vedevo pazienti, essendo stato in Tanzania per lo studio del kiswahili.
Non avevamo deciso di iniziare un servizio nel campo della maternità. A tutte le donne che si presentavano a termine di gravidanza, dicevamo che il nostro era un dispensario, e che non avevamo servizi ostetrici. Ma la mamma africana in genere ha una idea quasi onnipotente del medico: il dottore, soprattutto se bianco, sa fare tutto!
E quindi non se ne andavano, anche dopo le nostre ripetute richieste in tal senso; stavano sedute al cancello e partorivano per terra, nella polvere e al buio. Noi poi dovevamo accorrere per il bambino e per assistere le mamme nel post partum. Decidemmo che questa situazione era insostenibile ed anche immorale; ed iniziammo l’avventura della maternità con tanta incoscienza (come è poi successo in seguito in tanti altri campi). Io non sapevo nulla, ma mi affidavo all’esperienza delle infermiere kenyane, soprattutto di Beatrice, che è colei che davvero mi ha insegnato quasi tutto in questo campo. Mi dispiace che ora non lavori più con noi, a causa di problemi psichiatrici che sono insorti più tardi... ma ogni tanto la vedo, e devo dire che sta meglio.
Beatrice mi ha preso per mano e mi ha guidato alla scoperta di questo mondo affascinante ,che circonda il nascere di una nuova vita. Mi ha insegnato dove mettere le mani, come risolvere i problemi, come rassicurare la madre e come rianimare il bimbo in caso di necessità. Io ero il dottore, ma in realtà la seguivo come un cagnolino e cercavo di imparare da ogni sua mossa. La scrutavo e cercavo di rubarle l’arte, che per altro lei mi donava senza gelosia.
Ma la maternità complicata fu il nostro incubo per tanti anni. Quando il travaglio non progrediva, o ci accorgevamo che c’erano controindicazioni assolute al parto naturale, dovevamo partire alla volta di un ospedale più grande, per portare la mamma in sala operatoria. Spesso le complicazioni avvenivano nelle ore notturne, e solo Dio sa quante volte Fr Lorenzo doveva rischiare la propria vita uscendo di notte, per una strada accidentata nella stagione secca e terribilmente scivolosa nella stagione delle piogge. Solo Dio sa quante volte la macchina è andata fuori strada, o si è rotta di notte, obbligandoci a dormire nell’auto o a tornare a piedi camminando per vari chilometri. Quante volte poi abbiamo rischiato di essere attaccati da ladri e malfattori.
La situazione era per noi psicologicamente molto difficile, ma poi la Provvidenza ci mandò Laura, che con coraggio decise di insegnarmi la tecnica del taglio cesareo. All’inizio ci fu tanta paura, ma poi prendemmo la mano ed ora siamo felicissimi di essere in grado di fornire anche questa prestazione alle mamme che vengono da noi, fiduciose di essere aiutate anche in caso di complicazioni. E le donne semplici e povere della nostra zona hanno davvero apprezzato questi nostri sforzi, visto che ora abbiamo circa 6-7 parti al giorno, ed una media di 2-3 cesarei al giorno.
E che dire del primo raschiamento uterino? Era il 1999. Fr Maurizio mi chiamò alle 11 di sera per una ragazza con un aborto incompleto. Il sangue era tantissimo. I parenti mi guardavano con occhi imploranti, ma io non sapevo fare un raschiamento. Non avevo mai visto.
Con sofferenza decisi di dire ai parenti di andare ad un ospedale dove ci fossero dei buoni ginecologi. Tutti uscirono ed io andai a letto, non senza un peso sul cuore. Dopo tre giorni decisi di chiedere informazioni (la paziente era infatti di Chaaria): la notizia fu per me un vero shock. Quella bellissima ragazza era morta di anemia, perché i parenti non avevano soldi e dovevano aspettare il giorno di mercato per vendere una mucca al fine di poter pagare l’ammissione in ospedale. Immediatamente decisi che casi del genere non avrebbero più dovuto ripetersi. Fr Lodovico mi disse che gli strumenti ostetrici erano disponibili in magazzino. Io iniziai a studiare, ed il Signore davvero ha sempre aiutato, perché i raschiamenti sono sempre andati bene, soprattutto perché quasi immediatamente dopo il fattaccio, la Provvidenza ci ha mandato Carmen, una ginecologa del Sant’Anna, la quale con pazienza e perizia, mi ha insegnato la tecnica corretta.

Ciao. Fr Beppe Gaido
PS. Lina è a Chaaria per trasfusione. Spero riprenda le radioterapie la settimana prossima. Charity è al Kenyatta dove ha iniziato la chemio.

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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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