lunedì 13 ottobre 2008

I poveri sono Gesù


Carissimi,
qui a Chaaria ho potuto rileggere con calma alcune parti di un libretto che costituisce un autentico gioiellino: “Ogni giorno… con il nostro Santo” di Sr. Scolastica Piano. Questo testo già aveva ispirato alcune riflessioni da me preparate, negli anni in cui ero a Torino. A distanza di molti anni ho riscoperto la profondità di tale libro, e desidero offrire alcune meditazioni che in me ha suscitato.
Mi ha colpito in esso l’insistenza sul fatto che nel povero c’è veramente Gesù.
Sr Scolastica usa con molta insistenza il paragone dell’Ostia. Alla Piccola Casa o si è Ostie, oppure Ostie si ha tra le mani tutto il giorno.
Ho provato a raccogliere alcuni passaggi più toccanti, da questo punto di vista, per farne stimolo di riflessione e di crescita per ognuno di noi.
“I Poveri sono i nostri padroni, quelli che hanno da aprirci il paradiso…. Adoriamo Gesù nell’Ostia Santa, adoriamolo nel nostro cuore quando s’è degnato di venirci, e amiamolo, veneriamolo nel prossimo nostro sofferente, che è la sua immagine…. Vivere da mattina a sera a contatto con le membra sofferenti di Cristo, aver la fortuna di servirlo nei suoi rappresentanti, dargli a mangiare, da bere, assestargli il letto, apprestargli il cibo, boccone per boccone: che ventura!
….. Vediamo Gesù che ci chiama, che ci enumera piangente i suoi dolori, che soffre in quel letto, che geme, che dorme: vediamolo in chi riceve con gioia ed in chi si mostra meno cortese: è Gesù che a noi si presenta sotto le espressioni varie del suo amore tenerissimo: la ricompensa non l’avremmo quaggiù, ma in Cielo.” (O. C. pag. 92)
Gesù è nell’Ostia consacrata, Gesù è nel cuore, Gesù è presente in ogni fratello, e particolarmente nei poveri.
Siamo chiamati a riconoscere Gesù tanto nei poveri gratificanti, quanto in quelli meno simpatici e più scontrosi….. la nostra ricompensa sarà il paradiso ed anzi, saranno proprio i poveri che abbiamo incontrato ed assistito ad aprirci le porte dell’Eternità.
“Amare i poveri significa prestare cordialmente l’opera nostra, prodigandoci a costo di sacrifici. Il dover lavorare giorno e notte in ambienti insani, respirando aria infetta, senza mai un momento di tregua, mettendo in non cale(= pericolo) la salute nostra, trovarsi da mattina a sera con gente il più delle volte ineducata, rude, che scatta senza motivo, che ringrazia con insulti, che benedice con bestemmie, certo è una situazione in cui è necessario essere molto di Dio. Qualche volta la natura può fremere e ricalcitrare, la grazia però ci darà sempre la forza di sorvolare su ogni cosa e vedere nei miseri sofferenti N. S. Gesù Cristo.
E’ allora che conviene agguerrirci contro noi stessi, il nostro modo di sentire, di giudicare e persuaderci che, appunto perchè sono ributtanti, hanno maggior diritto alla nostra carità.” (pag. 93)
E’ vero quanto scrive Sr. Scolastica.
Riconoscere Gesù nel povero non è uno scherzo, non è una poesia: non è un idillio.
Spesso la nostra carità è pesante; faticosa, poco gratificante. I nostri sforzi non vengono visti, nè apprezzati.
Dopo aver dato il meglio di noi stessi riceviamo, come ringraziamento pesci in faccia .
Eppure , questo è l’ambito più importante e decisivo per la nostra santificazione. Se riusciamo a far tacere il nostro amor proprio, e a riconoscere ugualmente il volto di Gesù, siamo incamminati decisamente verso la santità.
E’ un lavoro lungo, faticoso, pieno di cadute e di riprese…. magari non ci riusciremo su questa terra.
E’ comunque importante non abbassare gli ideali, continuare a puntare in alto, per avere sempre lo stimolo di continuare ancora a camminare, senza crederci degli arrivati.
Se abbassiamo gli ideali, se cominciamo a volare basso, con la scusa che siamo dei poveri peccatori, prima o poi ci fermeremo nel nostro cammino e non avremo più alcun pungolo per la nostra conversione e santificazione.
La ricerca costante di Gesù nel povero meno gratificante, e nel servizio quotidiano e feriale, è inoltre un’ottima scuola di umiltà, che ci insegna a scomparire gradualmente per diventare grandi, non agli occhi del mondo, ma a quelli di Dio.
Siamo chiamati da essere dei “Cercatori di Dio”, i quali imparano pian piano a riconoscere il proprio Signore anche quando il suo volto è sfigurato e coperto dalla polvere.
Tutto ciò comporta uno sforzo grandissimo ed una intensa preghiera, perchè è una vocazione molto al di sopra delle forze dell’uomo. E se davvero nei letti delle nostre corsie, o nei poveri che incontriamo, è presente un’Ostia caduta nella polvere, che chiede di essere riconosciuta e ripulita, allora guai “se per i nostri malati non avessimo le cure necessarie, li lasciassimo a lungo sospirare invano nella lunga aspettativa di un cambio di biancheria”… “Che non siano mai tra noi quelle persone poco generose che lasciano agli altri un servizio ripugnante”.
Se ognuno di noi si pone in tale ottica, si realizza davvero l’ideale di Sr. Scolastica che vede la Piccola Casa come una realtà di servizio e di preghiera nello stesso tempo, una realtà in cui non si riesce a capire dove finisce la Chiesa, e dove iniziano le corsie, perchè pare di essere sempre in una grande Cattedrale con tanti altari quanti sono i letti dei sofferenti.

Fr. Beppe Gaido

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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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