sabato 11 ottobre 2008

Non solo Ospedale


Chaaria è certo una esperienza dura, come per esempio la giornata di oggi, in cui abbiamo lavorato come bestie fino a sera tardi, pur essendo sabato... ma a volte offre anche momenti veramente belli di comunione con una natura selvaggia ed affascinante. E' sufficiente avere due ore libere per ritrovarsi in un mondo del tutto diverso dal caotico affaccendarsi dell'ospedale. Ci si ritrova su una strada accidentata, e, dopo un attimo, si diventa rossi come la polvere che non solo ci ricopre, ma ci entra nelle narici e nei polmoni.
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Si possono raggiungere posti incantevoli, come la roccia che i volontari hanno definito BELVEDERE: salendoci a piedi, ci si ritrova davanti un vallone mozzafiato, sterminato ed incantevole. Solo qua e là in lontananza si scorgono delle capanne o si immagina la presenza umana testimoniata da colonne di fumo che si innalzano sinuose verso il cielo.
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E che dire dei baobab solitari, tristi e attraenti nello stesso tempo.
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Sì anche questo è Chaaria! Un balzo nella natura, nel sole che ti brucia la pelle, negli spazi senza fine, negli orizzonti che sembrano sempre più lontani, nei cieli blu che hanno le nuvole così vicine a noi che sembra di toccarle. Davvero Chaaria non è solo ospedale.

Ciao Beppe

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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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