mercoledì 19 novembre 2008

Huruma Center

Il nostro impegno per Huruma contina sempre. Ora la situazione logistica e' cambiata radicalmente. Con l'aiuto di Daniele Schiavinato della Missione di Mujwa, sono state costruite case in muratura. I bambini sono vestiti in modo decoroso e tutti loro vanno a scuola. Abbiamo 45 street children, di cui circa la meta' sono maschi. Il piu' piccolo ha 1 anno di eta', ed e' una nostra orfana: Elena.
Abbiamo deciso di portarla a Huruma perche' al momento l'orfanotrofio di Nkabune non era recettivo, in quanto gia' pieno fino all' estremo. Il centro e' pero' ora ben attrezzato anche per i piccolissimi. C'e' del personale stipendiato che si occupa di loro. Una operatrice e' addirittura educatrice specializzata, e coordina il lavoro di tutti gli altri.
La parte muraria e l'acquisto di un nuovo appezzamento di terreno in una zona piu' salutare e' stato completamente a carico di Daniele Schiavinato. Lui si occupa anche dell'acquisto di cibo e vestiario, nonche' del pagamento degli stipendi.
HurumaC.jpg
Noi, con l'aiuto della Associazione, e con il costante supporto di Afrikalba, ci occupiamo del pagamento delle rette scolastiche.
Alcuni sono ormai grandi, ed insieme a Daniele cerchiamo loro un inserimento lavorativo adeguato. inoltre cerchiamo di procurare loro un piccolo appezzamento di terreno di circa mezzo ettaro, su cui costruiamo una semplice casetta di legno e lamiere ondulate. Questa sara' per loro la base di partenza da cui poi potranno spiccare il volo verso la vita.
Ringraziamo ancora l' Associazione Volontari di Chaaria, Paola Monari della Lega Ospedali Italiani nel mondo, Mariano de Mattia coordinatore del progetto Afrikalba, tutti i benefattori del progetto Buon Samaritano.
Come sempre vi promettiamo la nostra onesta' nell'uso delle offerte che riceviamo.

Fr. Beppe Gaido, anche a nome di Daniele Schiavinato

Nessun commento:


Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


Guarda il video....