mercoledì 12 novembre 2008

Mi presento... sono l'Africa


Ai miei occhi sono ancora piccola come un bambino. A volte ho paura di guardare avanti e chiudo gli occhi perche’ i problemi
che mi si parano innanzi sono immensi; ma tengo il “pollice in su” perche’ sono ottimista: i problemi ci sono, ma possiamo superarli tutti se continuiamo ad avere coraggio.
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Sono ancora piccola, ma ho davanti un futuro di speranza. Crescero’ e saro’ forte.
A volte la vita per me e’ arida come la sabbia sotto i miei piedi, ma so che questo mi rende forte, e tempra il mio carattere... ma non bisogna solo fissare il terreno. Se alzo gli occhi e guardo in alto, ho di fronte a me un cielo immenso, con orizzonti infiniti... lo sapevate che in Africa l’orizzone sembra ancora piu’ lontano?
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A volte sono una sognatrice: fisso gli uccelli che volteggiano tranquilli, portati dal vento, e penso che anche io posso volare, se non imprigiono la mia capacita’ di sognare un futuro migliore, se rimango pulita nel mio cuore, se non abbasso gli ideali.
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Proprio perche’ sono ancora cosi’ giovane, ringrazio gli amici che mi vogliono bene, che mi sostengono, che mi tengono sulle ginocchia e mi aiutano a guardare sempre avanti con ottimismo e speranza.
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Io crescero’; saro’ forte e bella. Il mio orizzonte sara’ roseo come un’alba tropicale.
Grazie a tutti voi che mi aiutate a camminare verso il mio futuro.

L’Africa


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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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