“Ragazzi” sussurro’ amorevolmente Teresa, che colse perfettamente il nostro stato d’animo “la povertà, in Africa come in troppe altre parti del mondo, non si misura soltanto in soldi e cibo. La povertà è soprattutto la mancanza di scelte, l’assenza di alternative che siano sostenibili nel tempo, di vie d’uscita realisticamente percorribili.
Non significa che l’A.I.D.S vada ignorato. E’ una piaga troppo grande. L’importante, però, è l’avere sempre ben presente quali sono le potenzialità, le disponibilità sociali ed economiche di dove si opera. Il confronto costante con la gente e con la realtà culturale locale, insegna che ciò che può essere il meglio in Italia può non esserlo qui da noi. L’Africa non è la fotocopia in bianco e nero dell’Europa.
So che forse è ovvio, ma ciò che si decide di fare, per poco che possa sembrare, va fatto bene, insieme con la gente, considerando tutte le conseguenze, altrimenti può essere dannoso e sprecare risorse.
L’impiego dei test HIV per il controllo del sangue da usare per le trasfusioni, l’uso dei fondi per piccoli progetti di istruzione ed educazione sessuale dei giovani, effettuare gratuitamente l’esame a chi lo richiede, spiegandone bene l’utilità e la valenza, sono strade pratiche e sostenibili.
Credo che questi anni di Africa mi abbiano insegnato che la strada vada cercata a poco a poco, camminando insieme alla gente del luogo, che conosce meglio di ogni altro le sfumature di questo mondo, un affresco di persone con un volto ed un nome” concluse Teresa.
Il Saggio
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