giovedì 13 novembre 2008

Ci mancherai caro Davide


Prima che tu arrivassi, mi chiedevo con preoccupazione che cosa avrebbe potuto fare uno studente di Medicina che ha appena passato l’esame di Farmacologia e non ha ancora iniziato alcuno studio delle Patologie. Tra me pensavo che sarebbe stato molto difficile inserirti nei nostri piani di lavoro in ospedale.
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Invece tu mi hai smentito clamorosamente. Da subito hai scelto la via del servizio gratuito, non vincolato da argini di tipo professionale. Ti sei dichiarato volontario a tutto campo, e di sei donato senza riserve: tutto era per te occasione di impegno. Passavi le tue giornate imboccando i vecchietti non autosufficienti, medicando le ferite degli operati, occupandoti dei decubiti, pulendo e lavando quelli totalmente allettati e paralizzati, spingendo le loro carrozzine, e giocando con i bambini in via di guarigione. Anche quando non stavi bene, non c’era modo di dirti di lasciare ad altri almeno le occupazioni più pesanti. Non hai disprezzato nessun tipo di lavoro, neppure il più umile. Ed in tal modo ci ha edificati e impressionati moltissimo.
Sei stato guidato dal cuore, e questo è ciò che ci vuole per un volontario.
A noi poi mancheranno le “tue schitarrate” del dopo cena, che hanno fatto impazzire Bro Simon, ma che hanno rallegrato il cuore di tutti e ci hanno regalato dei sereni momenti di comunione fraterna.
Ti dico un grazie sentito per tutto quello che hai fatto per noi. Te lo ripeto forte e chiaro anche a nome dei Fratelli, dei tuoi pazienti e dei Buoni Figli, in particolare a nome del tuo migliore amico Kimani.
Ciao. A presto.

Fratel Beppe


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Davide con Bro Wilson e Bro Simon




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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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