venerdì 14 novembre 2008

Drops of wisdom


…. Sono tornato da Chaaria con la gioia nel cuore e sollevato nello spirito. La vita quotidiana mi appariva piu’ leggera e la gente mi chiedeva in quale mondo fossi stato per essere cosi’ felice. Ho ripreso con entusiasmo il ministero di sempre e la parrocchia sembrava seguirmi con maggior scioltezza, piu’ unita nella carita’ e impegnata nel Vangelo.
Mi sono trovato bene con voi. Estendi la mia gratitudine alla comunita’ dei Fratelli e delle Suore, al gruppo dei provandi e dei novizi. Mi avete accolto con affetto fraterno, insieme agli altri volontari. Nella vostra casa l’ospitalita’ e’ sacra, ma e’ pagata con un prezzo di amore che esige sacrificio e fatica per garantire quella intensa comunione che vi fa Chiesa e segno di Dio. Credo pero’ che ne valga la pena. Lo dico per esperienza personale. La vostra comunita’ e’ bella e a me e’ piaciuta. Non e’ perfetta perche’ ognuno e’ fragile e povero nella propria umanita’. Pero’ e’ costituita da persone con forti ideali di carita’ e tanta carica interiore. Lo stare con voi mi ha fatto bene, e mi ha dato la serenita’ e la pace del cuore. Non avrei ricevuto tanto se non avessi condiviso la vostra quotidianita’ cottolenghina. Ritornare da Chaaria avendo gustato qualcosa della bellezza di Dio e’ una grazia straordinaria che segna il cammino di una vita. Dio nutre con la passione del cuore dei suoi amici.
Mi tocca nel profondo la sofferenza dei poveri. Quando in ospedale vedevo morire bambini, ragazzi, uomini e donne per malaria, denutrizione, AIDS, poverta’ e miseria, avvertivo in me un senso di colpa... Sono ancora confuso di fronte a questa tragedia, mentre ammiro la vostra opera che costruisce “i nuovi cieli e la terra nuova”, “dove non ci sara’ piu’ lutto, ne’ lamento, ne’ affanno, perche’ le cose di prima sono passate”. Non mi rimane che seguire il vostro esempio...

Un amico prete
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.... Chaaria e’ un posto speciale: perche’ ha tanto di magico, tanto di forte, qualcosa di brutto e qualcosa di sublime. Chaaria per me e’ qualcosa da capire! L’ho annusato, ma non sono riuscito a codificarlo.
Spesso mi sono lasciato a giudizi troppo facili, ma una cosa ho capito: voglio approfondire e cercare di entrare il piu’ possibile in questa realta’.
La prima cosa e’ che mi sento in debito con te, con le persone che vengono a Chaaria, con quelle che ci lavorano.
Torno alle mie comodita’, ma rimane fissa l’idea che ho un debito enorme da pagare. Non voglio fare promesse, ma il primo pensiero e’ quello di tornare in Italia, diventare dottore, avere quelle conoscenze che possono servire a qualcosa di piu’ e riportarle a te e alle persone di Chaaria.
Fare le medicazioni mi e’ servito a capire alcuni miei limiti, a tirar fuori un po’ di rabbia: sono essenziali e basilari, ma si puo’ fare di piu’. Ho sempre presente la lezione del Don: alla sua prima esperienza al Cottolengo una persona gli ha detto: “ Tu studi Teologia? Ora hai l’occasione di pulire un paziente sporco di persona!!”
Ecco, io studio Medicina, ma l’inizio e’ li’....si deve iniziare dalla persona, sempre e comunque... In Italia provero’ a coinvolgere altri e magari un giorno tornero’ accompagnato da amici, pronti a partire dalla persona.
Ahsante... spero di tornare il prima possibile a iniziare a pagare il mio debito.

Un amico



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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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