sabato 15 novembre 2008

Sono in paradiso senza un nome, ma il Signore me ne darà uno bellissimo

Ciao cari amici volontari,
non mi presento per nome perche' ancora non me ne e' stato dato uno. Ero venuta a Chaaria esattamente una settimana fa. Mi avevano portato qui da Tuuru. Avevo viaggiato in macchina con i Fratelli che tornavano dal loro ritiro. Il viaggio era stato lungo e faticoso, ma io ero nelle loro braccia, sempre coccolata ed accudita. Io pero' ero triste perche' la mia mamma era morta da pochi giorni. Non so se e' stata la nostalgia della mamma, o se magari e' stata tutta colpa di quelle zanzare anofeli che ci circondano ovunque nella stagione delle piogge. Fatto sta che da ieri mattina ho sentito che i miei polmoni erano pesanti.
Ho cominciato ad ansimare. Muovevo la mia gabbia toracica su e giu' alla ricerca d'aria, ma sembrava che non entrasse nulla. BabyTeresia.JPGNon avevo la forza di tossire. Poi e' salita la febbre: tremavo come una foglia ed avevo le convulsioni. Mi hanno fatto il test e mi hanno detto che la malaria era positiva. Onestamente mi hanno curata subito: chinino, rocefin, cortisone, ecc., ma io continuavo a non respirare. Cercavo di dilatare le narici per massimizzare l'immagazzinamento d'aria, ma tutto sembrava inutile. Poi ad un certo punto i miei polmoni hanno smesso di muoversi.
Ho appena avuto il tempo di guardarmi in giro e di vedere gli altri orfani nelle incubatrici e nelle culle; quindi tutto e' diventato nero come se fossi entrata in un tunnel e stessi volando ad una velocita' supersonica, sospinta da un vento tremendo ma anche dolce che mi cullava dolcemente. Quindi ho visto un puntino luminoso davanti a me. In pochi secondi e' diventato sempre piu' grande. Ho capito che era la fine del tunnel. In un attimo mi sono trovata fuori, circondata da una luce infinita e da tanti altri angioletti come me che mi hanno accolta con entusiasmo.
Poco distante c'era la mia mamma che mi aspettava a braccia aperte. Entrambe abbiamo iniziato a piangere di gioia. Ora sono felice. Non piangete piu'. Grazie per il vostro aiuto.

La piccola orfana di Tuuru


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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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