giovedì 25 dicembre 2008

Briciole di amicizia e solidarietà (frammenti di epistolario)

Ciao,
quest'anno mi sento in debito con il Signore, ho ricevuto tantissimo, ma non voglio ripetermi.
Volevo solo ringraziarvi e non smetterò di farlo perchè anche se qui non è come a Chaaria e le persone sono più facilmente vittima del loro egoismo, la luce e la gioia che ho provato non si è appannata neanche un pò, quello che ho ricevuto non si sbiadisce, è la forza dell'amore di Dio che non si estingue anzi si rinnova ogni giorno e voi ne siete testimonianza. A volte, quando sono in ufficio vi penso e mi sento in colpa di essere dove sono e penso che forse avreste bisogno di aiuto, anche solo morale, per affrontare la vita quotidiana in missione..
Quest'anno quasi tutte le persone che conosco, in occasione del Natale, hanno fatto regali equo solidali, adozioni a distanza, hanno devoluto denaro. Speriamo che il mondo si risvegli dal sonno dell'indifferenza....

... mio figlio ha diffuso l'indirizzo del blog ad una mailing.list, comprendente contatti in Italia ed all'estero, di oltre 150 persone, senza che io gli chiedessi di farlo.
Io sono convinto che le testimonianze che tu ed i volontari inviano al blog stiano screpolando, forse sgretolando muri di indifferenza e superficialità.

... avrei voluto scriverti queste parole subito dopo il come back from Chaaria..ma non ci sono riuscita.
Non ci sono riuscita perchè è stata un'esperienza così profonda e coinvolgente da richiedere tutto questo tempo per sedimentarsi nel mio cuore. Davvero. E senza alcun dubbio, è stata, è e sarà indelebile.
Proprio per questo non trovo le parole per ringraziarti, per esprimere tutta la mia gratitudine per avermi presa per mano e guidata in questa "avventura" africana. Grazie perchè adesso riesco ad apprezzare veramente quanto sia fortunata.
Grazie per avermi insegnato che la medicina non è solamente pura tecnica che si apprende sui libri, ma soprattutto una missione di altruismo e generosità nei confronti di chi ne ha più bisogno.

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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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