so che molti di voi stanno raccogliendo fondi per noi con grandissima generosità, altri si preparano a venire; altri collaborano a vario titolo alle attività della Associazione. So che questo è un vostro modo di dirci che ci volete bene e che vi ricordate sempre di noi. Lino mi informa puntualmente della vostra generosità, ed è per questo che sento il bisogno di dirvi grazie con tutto il cuore per tutto quello che fate. E’ un segno che apprezzate quello che il Signore ci ha concesso di fare in questi anni. Infatti ci sentiamo sostenuti ed incoraggiati dalla vostra simpatia e dalle vostre preghiere.
Qui l’atmosfera di Natale è poco visibile. Quest’anno non ha piovuto a sufficienza e temiamo per i raccolti; fa anche un caldo afoso che ricorda di più il ferragosto italiano che il Natale. Non ci sono addobbi per le strade ed anche la Chiesa parrocchiale è completamente spoglia di segni esterni.
Ci sarà sì un piccolo presepio senza pretese che il parroco finirà di preparare probabilmente questa sera. Anche noi abbiamo fatto il presepio nel Centro Buoni Figli.
A Chaaria non ci sono vetrine, e qui non esiste la tradizione dei doni natalizi. I bambini non sanno di Gesù Bambino che porta i regali ai buoni, ed il carbone ai cattivi. Né conoscono Babbo Natale: cose come le renne, le slitte, la neve sono totalmente al di fuori del loro orizzonte mentale, dal momento che non li hanno mai visti.
Comunque anche qui Natale è una festa per la famiglia, una occasione in cui la gente si ritrova a casa e festeggia questa unità anche solo con un pollo, ingrassato per l’occasione.
Il nostro lavoro continua più o meno come al solito, tra tanti malati bisognosi che a volte riusciamo a soccorrere ed a volte muoiono nonostante il nostro impegno. Abbiamo sempre moltissimi parti (oltre 1800 fino ad oggi), che per lo più vanno bene, e questo è per noi di grande consolazione: una nuova vita che nasce è sempre un dono impagabile di Dio che ci incoraggia anche di fronte agli innumerevoli fallimenti in altri campi (malaria, AIDS, TBC).
Pregheremo per voi nella notte santa, anche se quest’anno la Messa di mezzanotte non ci sarà; faremo invece un po’ di adorazione in cappella: questo è quanto possiamo offrirvi in cambio. Rimaniamo uniti nel Signore. Appena possibile preparerò uno schema delle attività dell’anno che sta per concludersi, un anno in cui abbiamo visto le nostre prestazioni dilatarsi ulteriormente, il numero di pazienti lievitare ancora un po’ rispetto all’anno precedente, la tipologia degli interventi diversificarsi ulteriormente... mentre il numero dei Buoni Figli è rimasto costante.
Ciao. Un forte abbraccio a tutti voi. Fr Beppe Gaido, Fratelli e Suore di Chaaria

Il presepe di Chaaria
Il senso al mio Natale, a questo Dio che si fa uomo nella povertà, lo trovo chiudendo gli occhi e rivivendo Chaaria. Quando tutti i giorni sollevi il lenzuolo del letto, cominci a girare la persona, a spogliarla, a toccarla nell'intimo del suo corpo, non puoi non sentire che a poco poco quella persona, la sua energia e la sua parte più intima entrano dentro te, entrano a far parte di ciò che sei. E' il toccare e il lasciarsi toccare che lascia un segno indelebile. E il ricordo di queste persone che sono entrate dentro me sarà il mio Natale.
Natale è Lilian che, sono sicura, ci ha aspettato per andarsene con noi lì ad accompagnarla.
Natale è Rael che mangia solo fagioli, che piange quando la medichi e ti guarda con la faccia sofferente, ti canta una canzone la sera mentre metti le zanzariere e ti chiede di farle la fisioterapia.
Natale è Winnie che non vuole saperne del mais e vuole essere portata a letto subito dopo pranzo.
Natale è Monica che ha paura di mangiare per dover andare in bagno, che non vuole cibo salato e quando mastica sputa sempre un pò, che ha chiesto a Dio di benedirci un sacco di volte e noi non lo capivamo.
Natale è Celina che per prima mi ha chiamata Lussia.
Natale è "White Hair" che parla così piano che è impossibile sentirla, ti morde quando la medichi e poi ti cerca per sorriderti.
Natale è Joseph e il suo "tiga", il suo sguardo arrabbiato quando lo medichi, il suo continuare a brontolare, il fatto di aver capito solo all'ultimo che gli piace il pane inzuppato dentro ai fagioli e che ti dà la mano solo se ti togli il guanto.
Natale è Lucy, Bepe, Ingiota, Patrik, Erik, la signora del penultimo posto, la mamma con gli occhiali e il fazzoletto viola, Samuel, Emanuel, Patrik, Lidia, Adriana, Silvia e Sabina che è cresciuta.
Natale è il volto di tutti quelli che per un attimo mi hanno sfiorata, il pianto dei bimbi che nascono, la terra rossa, il verde vero, le stelle tante e vicinissime, la dolce alba e la dubbiosa luna.
Ringrazio Dio per avermi messo questo Natale nel cuore.
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