giovedì 25 dicembre 2008

Natale in ospedale


Ce lo aspettavamo ed e’ veramente successo. A parte un pomeriggio tranquillo, per il resto il Natale e’ stato complesso e molto faticoso. Meno male che siamo riusciti a salvare sia i pasti che la preghiera comunitaria.
Alla vigilia di Natale, Gesu’ bambino si e’ presentato sotto le sembianze di Mercy, una piccola di 10 anni che da giorni giaceva in coma nel nostro ospedale. Non era mai migliorata. Sempre profondamente incosciente, incapace di rispondere persino agli stimoli dolorosi. La nutrivamo con sondino nasogastrico. Alle ore 21.30 ero al suo cappezzale perche’ aveva febbre altissima. Ho cercato di aiutarla, ma mentre le stavo iniettando del paracetamolo in muscolo, la bimba e’ volata in cielo, lasciandomi solo con la sua mamma disperata.
Oggi invece Gesu’ bambino si e’ presentato con il volto di due bambini paciosi, che comunque ci hanno fatto spaventare molto. Entrambi nati con parto cesareo, ci hanno tenuti in sala fino a mezzanotte.
Purtroppo non sono mancate neanche le altre emergenze, come per esempio due persone da suturare in modo veramente profuso dopo essere caduti rovinosamente dalla bicicletta, un aborto spontaneo nel cuore della notte ed un bambino gravissimo da malaria cerebrale. Natale e’ sapere che Gesu’ viene anche oggi, e cercare di non chiudergli la porta in faccia. Anche oggi abbiamo cercato di essere sempre disponibili, nonostante la fatica.
Vi mando le foto dei due piccoli nati il 25 dicembre.

Fr Beppe



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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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