lunedì 15 dicembre 2008

Grazie Franco


Dal 2004 le nostre prestazioni chirurgiche sono aumentate in modo esponenziale, pur avendo una sala operatoria veramente piccola.

Per il 2008 segnalo che gli interventi fino alla data odierna sono 1398. L’intervento più frequente è il taglio cesareo (405 nel 2008 su un totale di 1800 parti).
A questo proposito cito i dati pubblicati da una commissione Europea secondo la quale in Italia il 38% dei parti sono cesarei: noi ci attestiamo attorno al 25% e siamo in target con le percentuali auspicate dall’OMS per i Paesi in via di sviluppo dove le possibilità di monitorare e seguire le complicazioni del travaglio sono più limitate.
Poi operiamo quasi tutte le patologie di carattere ginecologico: RCU, isterectomie dovute a fibromi, miomectomie uterine, cisti ovariche, gravidanze extrauterine, escissione di fibroadenomi mammari e mastectomie, ecc.
In campo non ginecologico operiamo ernie di tutti i tipi. Ci capita di dover fare interventi demolitivi dovuti a gangrene (diabetiche o da ulcere tropicali): facciamo amputazioni, toelette chirurgiche per osteomieliti, innesti cutanei e flap. Operiamo senza problemi le emorroidi.
Quotidiano è poi il nostro lavoro in traumatologia: soprattutto ferite lacero-contuse da machete, accidentali o violente: spesso ci dobbiamo cimentare nella riparazione di tendini lesionati. Inoltre siamo in grado di operare una appendicite acuta.
In campo urologico operiamo prostatectomie, escissioni della tunica vaginale per idrocele, orchidectomie per patologia neoplastiche o infettive (TBC).
Facciamo biopsie e agobiopsie, usando anche la guida ecografica.
Tutto questo lo abbiamo imparato grazie all’apporto di volontari che hanno saputo mettersi al nostro fianco ed insegnarci con pazienza e bontà: abbiamo certo imparato più dai volontari che dai libri.
Quello dei chirurghi che sono passati da Chaaria è sempre stato un volontariato molto illuminato: essi hanno capito da subito che non era il caso di venire a fare interventi superspecialistici per due settimane, se poi tutto fosse finito lì. Essi hanno compreso che era importante il nostro apprendimento, in modo che una tecnica operatoria vista e praticata con loro, potesse poi diventare routine di tutto l’anno.
E’ stato un lavoro costante e per certi versi un po’ temeriario: loro mi hanno sempre incoraggiato ed io mi sono buttato. Tutti mi dicevano che era importante che alla loro partenza, Chaaria avesse acquisito almeno una tecnica in più: questa idea di volontariato che fa crescere la struttura mi è sempre sembrata molto lungimirante ed utile.
Oggi devo il mio grazie particolare al dott Franco Cudoni di Olbia, che ci ha donato 8 giorni di “tour de force ortopedico”: è stata un po’ dura per noi. Ci siamo accorti che in campo ortopedico non sappiamo quasi nulla; ci mancano moltissimi strumenti, e soprattutto ci manca la manualità.
In sala non sapevamo bene come aiutare, dove mettere le mani; ci siamo nuovamente sentiti dei pivellini al primo anno di specialità: ma non ci scoraggiamo. Tutte le scuole infatti cominciano dal primo anno.
Oggi abbiamo iniziato la giornata alle 3.30 di mattina con un cesareo urgente, e poi 6 ore di sala ortopedica, e quindi la fiumana di pazienti che ci ha consumato la giornata fino alle 23.
Ora il dott. Cudoni è a Isiolo dove ancora si dedicherà a due giorni di servizio nel dispensario di Camp Garba. Lo ringraziamo di vero cuore.

Fr Beppe Gaido


CudoniFranco.JPG
Il Dr. Franco Cudoni in sala operatoria a Chaaria


PS: una notizia tristissima per molti infermieri che sono venuti a Chaaria negli ultimi mesi: alle ore 22 sotto gli occhi miei, di Lucia e di Giulia, la nostra paziente Lillian Mugure è spirata dopo un episodio di emorragia digestiva.
Lillian era ormai piena di piaghe da decubito spaventose, e occupava moltissime ore della giornata delle volontarie infermiere. Sicuramente la ricorderanno Katia, Valentina, Lorena, Silvia, Milena, Davide e molti altri che sono passati negli ultimi mesi. Lillian era molto buona e la rimpiangeremo in molti, anche se onestamente penso che stia meglio ora, vista la terribile situazione in cui versava il suo corpo martoriato. Preghiamo per lei.

Fr Beppe Gaido


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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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