“Questa volta non e’ un caso giudiziario”, mi dice ancora prima che io chieda. “Ho solo deciso di aiutare questa mamma disperata”.
Mentre sollevo leggermente il telo che ricopre quel corpo senza vita e con la testa spappolata, mi rendo conto che si tratta di un bimbo della apparente eta’ di 7 anni; quindi chiedo con curiosita’ e tristezza: “cosa hanno fatto a questo piccolo?”.
Marete mi spiega che il bambino era scappato da casa senza dire alla mamma dove andava. Doveva essere una marachella come tante, come quelle che tutti noi abbiamo combinato alla sua eta’: aveva un appuntamento con un gruppo della sua eta’ per andare a raccogliere mango da un albero non lontano da casa.
Normalmente i ragazzi iniziano a tirare sassate e bastoni contro la chioma dell’albero maestoso, ma quando non riescono a far cadere i deliziosi frutti, uno di loro decide di arrampicarsi.
Il problema e’ che i rami della pianta sono molto deboli e spesso non reggono al peso del corpo di chi ci si e’ avventurato.
Per quella mamma il trauma e’ stato terribile. Lei credeva che il figlio fosse a casa insiema ai fratelli piu’ grandi.
Io la guardo e intravedo la disperazione nei suoi occhi profondi come l’oceano; non so cosa dirle. Sto in silenzio e le poso la mano sulle spalle per un attimo, rimanendo vicino a lei per qualche istante.
Veder morire un figlio deve essere una lacerazione troppo forte che e’ difficile comprendere per chi non ci e’ passato. Provo rispetto e timore davanti a questa giovane donna che piange, urla e tenta di lasciarsi cadere al suolo mentre altri la sostengono e glielo impediscono.
Appena vedo bambini vicini ad un albero di mango, cerco di mandarli a casa e di dire loro che quello e’ un gioco pericoloso, ma e’ inutile: anche io, da piccolo andavo a rubare le ciliege sull’albero del vicino. E’ molto difficile essere dissuasi a quella eta’. Lo so che per un po’ di settimane ora dovro’ prepararmi a fare molte ingessature.
Fr Beppe Gaido
PS: oggi e’ sabato, ma siccome il dott Franco Cudoni parte per Isiolo lunedi’, abbiamo deciso di sacrificare il week end. Abbiamo 4 interventi programmati, oltre agli inevitabili cesarei. Quando lo specialista ha solo pochi giorni da darci, cerchiamo di sfruttare anche i minuti che lui ci puo’ dare.
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