domenica 7 dicembre 2008

Peter e Ruth ritornano in Germania


Oggi è stato l'ultimo giorno per i nostri amici e benefattori tedeschi. Hanno davvero lavorato tantissimo, fino alla fine: anche oggi, nonostante fosse domenica, abbiamo avuto emergenze a non finire. Ciò di cui sono particolarmente grato per la giornata odierna è un'operazione che Peter ha condotto con maestria: ero disperato; si trattava di una giovane donna che sanguinava da vari giorni dopo un cesareo. Avevo provato a fermare l'emorragia in tutti i modi, ma il flusso rimaneva spaventoso e immodificato nonostante tutto. Avevo trascorso tutta la notte tra sabato e domenicai in ospedale, trasfondendo e tentando tutte le terapie mediche che mi venivano in mente. Avevo chiesto sangue anche a Fr Lorenzo che generosamente lo ha donato, anche se non erano ancora trascorsi tre mesi dalla volta precedente. Anche Mururu ha contribuito alla causa di quella donna ed ha accettato di donare il proprio sangue. Ma tutto era inutile. Ciò che infondevamo usciva subito. Le condizioni peggioravano

e la giovane sembrava davvero arrivata al capolinea. Il marito mi ha pregato di non risparmiare nessun tentativo. Io avevo troppa paura di pensare alla sala operatoria per una paziente così anemica per cui avevo già esaurito tutte le scorte di 0 positivo.
Peter però è stato la sicurezza che mi mancava; è stato l'incoraggiamento arrivato al momento giusto. Mi ha detto: "è vero che è rischioso, ma se non apriamo, questa malata domattina non ci sarà più. Beppe, questa è una emergenza. Dobbiamo intervenire ora".
"E sia, proviamo a fare del nostro meglio, mentre Sr Oliva e gli altri pregheranno l' Immacolata di darci una mano dal cielo".
Peter è stato bravissimo. Ha trovato una lacerazione sanguinante dell'utero, in una zona difficile da vedere, perchè immediatamente dietro la vescica. E' stato bravissimo e pian piano ha suturato la breccia.


La donna è ora stabile. Il suo bambino è in incubatrice, ma fra un po' la mamma sarà sveglia e potrà di nuovo allattare. Che paura ho avuto stavolta. Questa malata sembrava un colabrodo. Tutto il sangue che le davi lo vedevi allagare il letto in tempo reale. Ora la guardo dormire: le coperte sono pulite e le lenzuola bianche. Non vedo sangue. Sono felice.
Grazie ancora, Peter e Ruth.
Grazie anche di tutti i costosi strumenti chirurgici che ci avete donato, spendendo un occhio della testa. Oggi ce li avete voluti donare in mano in modo simbolico. E' stato un momento carino. Noi li riceviamo con riconoscenza e vi promettiamo di usarli senza stancarci, con generosità ed abnegazione, per aiutare tutti, ma soprattutto i più poveri.
Buon viaggio, e mandateci altri volontari dalla Germania.
Un forte abbraccio.
Beppe


FrBeppeRuth.JPG

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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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