- L'umiltà: i poveri sono i nostri padroni. Non dobbiamo avere aria di superiorità nei loro confronti.
- Rispetto e riverenza. Il Cottolengo ci ricorda: "Se voi pensaste e comprendeste bene qual personaggio rappresentano i poveri, li servire¬ste sempre in ginocchio". Troppo spesso manchiamo di rispetto ai poveri, soprattutto ai più indifesi.
- I poveri devono essere serviti il meglio possibile, anche se il Santo teneva molto anche alla sobrietà. Nell'Ospedale il Santo non guardava a spese. Il dott. Granetti testimonia: "Non vi sono limiti di prescrizioni, nè di vitto". Insegnava a tutti i suoi figli: "Non facciamo economia coi poveri, perchè quanto abbiamo è tutto di essi, e noi pure siamo di essi". Per quanto possibile, voleva che si accontentassero anche i gusti: "a chi vuole il lesso, dateci il lesso; a chi vuole l'osso per rosicchiarlo, dateci l'osso, purchè non sia contro le prescrizioni del medico". Era convinto che " ciò che talora non fa il cibo, lo fa la buona grazia e la carità con cui si somministra".
- Il Cottolengo voleva consolare i malati nelle loro tribolazioni, e per questo desiderava che il nostro servizio fosse particolarmente sereno: "Quando, per dovere, andate a far visita ai poveri infermi, andate sempre allegramente,e se non potete far loro grandi cose, fate quel poco che potete con un gran cuore, perchè qui sta il busillis: Far tutto con un gran cuore" .
"Il vostro servizio deve essere condito con tanta buona grazia e belle maniere che possiate guadagnarvi i cuori; deve essere come un piatto ben preparato, la cui vista eccita l'appetito".
- Il servizio non si ferma davanti al sacrificio. Il santo vuole che siamo pronti a servire, "anche con il sacrificio della vita". Ci ricorda che "è una bella cosa sacrificare la sanità ed anche la vita per i poveri". Spesso siamo stanchi, ma se siamo capaci di sorridere anche in queste circostanze, ciò diventa un capolavoro. Il sorriso su un volto stanco conquista l'anima.
- Per incontrare Gesù nel povero, bisogna sapersi fermare: dobbiamo saper rallentare il passo; i criteri di produzione e di efficienza che regolano il mondo di oggi a contatto con i poveri, gli handicappati, i malati, vengono capovolti. Per questo bisogna cambiare marcia con i più piccoli. Dobbiamo saper perdere tempo con i poveri, per dar loro la sensazione di essere importanti per qualcuno...e anche se per fare cose piccole e semplici con loro ci vuole un sacco di tempo, non importa, purchè la persona del povero si senta rispettata e apprezzata per il suo impegno. E se, per ascoltarli occorre sentirsi ripetere sempre le stesse cose, ciò realizza pienamente il nostro ideale di servizio.
- Per poter incontrare Gesù nei poveri, bisogna saperli osservare: all'uomo piace guardare le cose belle; Dio è bellezza, e ciò che è bello riempie il cuore e porta gioia. Se guardiamo i nostri poveri, non sempre potremo trovarli belli o gradevoli. Però anche qui siamo invitati a fare un salto: i loro occhi puri e disarmanti, i loro sorrisi semplici, la loro serenità di fondo, la loro fede purificata dal dolore ci appariranno colmi di una grande bellezza spirituale e saranno guida per ritrovare in essi la persona stessa di Gesù che continua a soffrire per noi sulla croce.
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