mercoledì 7 gennaio 2009

Attività chirurgica a Chaaria: confronto tra il 2007 e il 2008

GRAZIE SIGNORE PER QUANTO OPERI IN NOI

Carissimi amici,
E’ nostra consuetudine darvi una idea del carico di lavoro dell’anno appena concluso, al fine di rendervi partecipi dei nostri sforzi, e anche del modo in cui abbiamo usato le vostre offerte sempre così generose
Nel nostro cuore c’è prima di tutto un grandissimo senso di riconoscenza per quanto Dio ci ha permesso di realizzare durante il 2008, anno per certi versi molto difficile, ma anche assai ricco di lavoro e di soddisfazioni per e con i poveri.
Ho anche un po’ di timore, pensando al Re Davide, che fu rimproverato da Dio quando volle indire un censimento, perchè il riporre la propria fiducia nei numeri potrebbe far crescere nel cuore una brutta sensazione di autocompiacimento e di presunzione.
I numeri ve li offro con l’umiltà del “manovale”, il quale sa di aver lavorato molto insieme agli altri Fratelli di questa comunità e a tanti volontari che ci hanno dato una grossa mano.
Il numero delle ecografie è aumentato (4998 nel 2006 e 5342 nel 2007 e 6250 nel 2008).
Il numero dei ricoveri nel 2008 e’ stato di 8225 (circa 8000 nel 2007) e quello delle visite ambulatoriali di circa 69.000, in aumento rispetto all’anno precedente.
L’attività odontoiatrica è stata notevole; oltre 4000 pazienti,come già detto alcuni giorni fa. Per il 30% si è trattato di otturazioni o attività di prevenzione. Per il 70% abbiamo eseguito estrazioni.
La maternità è il nostro fiore all’occhiello con 1331 parti nel 2006, 1543 nel 2007 e 1998 nel 2008.
Gli interventi fisioterapici sono stati circa 1650, includendo sia i ricoverati che gli esterni.

Ciao. Fr Beppe



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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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