martedì 13 gennaio 2009

Ciao sono Brian Muguna


Desidero scrivere queste poche parole ai miei genitori adottivi di Roma i Sig.ri Roberto e Alessandra, prima di tutto per dire loro che sto bene, che succhio al seno di mia mamma senza problemi e che sto crescendo a vista d'occhio.
Poi vorrei anche farmi conoscere un po' meglio da quelle care persona che, pur vivendo in Italia, vengono in mio soccorso senza avermi mai visto e a titolo completamente gratuito. Mi pare di ricordare di essere nato il 29 novembre 2008 con taglio cesareo, perchè la mia mamma non ce la faceva più: onestamente non mi ricordo quale fosse la complicazione. L'operazione però era andata bene ed anche la ferita di mia mamma era guarita senza difficoltà.
Mia madre, che vedete nella foto, si chiama Caroline Kendi (Kendi significa dolcezza, vi ricordate?), e mio papà si chiama Ignatius Machoko: il mio babbo non ha un lavoro e coltiva un piccolo campo, ma quest'anno è molto dura perchè le piogge sono state scarse ed il nostro piccolo raccolto di granoturco è quasi del tutto perduto.
A casa non sono solo: sono l'ultimo arrivato ma ho altri tre fratellini più grandi: due ragazzi ed una ragazza.
La nostra è una modesta casupola di legno. Non abbiamo neppure il pavimento e camminiamo sulla nuda terra.
Abitiamo a Karaene, che dista circa 4 chilometri da Chaaria, ma è un po' difficile da raggiungere, perchè bisogna attraversare un fiume su cui non c'è un ponte carrozzabile.
Oggi siamo venuti a vedere il dottore, non perchè io stessi male... ci siamo venuti soprattutto per ricevere la vostra offerta: vi potremmo sembrare molto venali, ma questi soldi ci fanno veramente comodo per tirare avanti, soprattutto ora che c'è siccità.
Grazie ancora di tutto. Le suppliche dei bimbi arrivano a Dio più velocemente, ed io vi prometto che pregherò molto per voi, cari genitori adottivi che state dando una mano ai miei genitori veri.
Anche la mia mamy ed il mio papy, che hanno una grande fede, mi hanno promesso che pregherano per voi.
Le foto sono state scattate nello studio medico del Cottolengo Mission Hospital: non crediate che la nostra casa sia altrettanto bella!
Un bacione

Brian


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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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