lunedì 12 gennaio 2009

Uno sguardo sull'immenso



Mamme.JPG

Sono davvero stanco, in quanto oggi abbiamo fatto molti interventi. Ancora devo tornare in sala ma devo assolutamente uscire un attimo perchè ho la testa che mi scoppia. Come faccio spesso, salgo sul tank dell’acqua e mi siedo con le gambe penzoloni, guardando verso oriente. Una brezza serale mi entra tra i capelli e me li accarezza: è piacevole! Chiudo gli occhi e provo a rilassarmi. Mi aspetta un cesareo difficile per una donna che ha già subito la stessa operazione altre 3 volte in precedenza: devo assolutamente recuperare concentrazione e calma.
CIMG2301.JPGMi metto a scrutare l’ orizzonte che mi si apre di fronte immenso e maestoso: davanti a me vedo una terra rosso scuro ed una natura lussureggiante, quasi prepotente nella sua esuberanza di verde acceso e foglie enormi. È da qui che vengono i nostri pazienti, da qui e da trenta, quaranta chilometri di distanza, a piedi, in bicicletta o in matatu affollatissimi e spesso scassati. Il mio sguardo spazia in questo scenario rilassante di natura integra, di terra fertile, di sole benevolo e di gente povera, spesso malata, e a volte nullatenente. I miei occhi viaggiano per chilometri, incontrando qua e là minuscole case di legno inghiottite dalla vegetazione, dove non c’è acqua, né elettricità, e dove tutto è terribilmente distante, anche il torrente dove attingere l’acqua da portare CIMG2957.JPGpoi a casa in spalla. Nei dintorni di Chaaria non si muore di fame; ognuno ha il suo piccolo campo, la sua pianta di banane. Si muore a volte perché manca la legna per bollire l’acqua, o manca la cultura sufficiente per comprendere quanto sia pericolosa l’ acqua contaminata del fiume; si muore per una ferita mai curata, perché spesso l’unico posto vicino dove ricevere farmaci è un piccolo dispensario, e magari mancano anche i soldi per la medicazione quotidiana e per gli antibiotici.
CIMG2547.JPGMa a Chaaria e nei dintorni si nasce anche moltissimo perché la vita, come la natura attorno a noi, è straripante, potente, inarrestabile, capace di sfidare le malattie, l’alta mortalità infantile ed i parametri occidentali sul numero dei figli. Che bello per un neonato poter nascere a Chaaria, a testa alta, tra le braccia della mamma vestita di blu, come tutte le altre pazienti che insieme sembrano un plotone di volti felici, quasi “sans souci”, forse orgogliosi di avere qualcuno che si occupa di loro in un ospedale che è nato proprio per chi è povero, di avere un lettino pulito su cui dare alla luce il proprio tesoro, e di trovarsi in un posto un po' incasinato, spesso caotico ma dove, se capitasse qualche guaio, c’è sempre qualcuno che ti tira fuori col cesareo, ti rianima, ti mette per un po' al caldo nell'incubatrice, ti dà un benvenuto affrettato e sorridente, per poi scomparire a prendersi cura di tante altre persone che bussano alla stessa porta.
Fr Beppe Gaido


BimbaArancio.jpg



Nessun commento:


Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


Guarda il video....