domenica 11 gennaio 2009

Brevissime da Chaaria


Siamo in un periodo di recrudescenza della epidemia malarica ed abbiamo attualmente molti pazienti ricoverati ogni giorno a causa della malaria e delle sue complicazioni: anemia, coma, ecc.. Numerosi sono i bambini al di sotto dell’anno di età, che vengono attaccati e, a volte, uccisi da una malaria che continua ad essere rampante e multi-resistente.
Anche ora godiamo della presenza dei volontari: credo che per loro Chaaria sia sempre una esperienza forte di contatto con la
LaSchitarrata.JPGpovertà ed insieme una esperienza di vera condivisione con gli ultimi: venire a fare volontariato da noi significa infatti accettare di essere un po’ tagliati fuori; significa che devi accogliere i poveri per quello che sono: a volte sporchi e altre volte molto esigenti, molto malati e spesso arrabbiati per aver dovuto camminate otto ore sotto il sole cocente prima di raggiungere l’ospedale. Penso, comunque che in genere tutti i volontari siano ripartiti per casa felici e con un grosso bagaglio umano di sensazioni e situazioni.

Abbiamo anche compiuto un disperato tentativo di salvare un neonato che la madre psichiatrica aveva gettato in una fogna: abbiamo scavato, ci siamo calati dentro, e lo abbiamo recuperato da quel liquame semisolido su cui galleggiava da molte ore. Lo abbiamo ripulito, gli abbiamo tolto i vermi che ricoprivano la maggior parte del suo corpo, lo abbiamo messo in incubatrice dal momento che era freddo gelato (aveva ormai ipotermia). La mamma, all’inizio ignara di quello che aveva fatto, pian piano ha cominciato a rinsavire da quella che in medicina si chiama psicosi post partum... ma purtroppo il piccolo no ce l’ha fatta. E’ morto poche ore fa. La donna ora è cosciente di quello che ha compiuto quando la sua mente era oscurata e si dispera.

Ciao Beppe


Nessun commento:


Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


Guarda il video....