giovedì 1 gennaio 2009

Sono Faustin: Buon Anno a Patrizia


Carissima Patrizia,

spero che il nuovo anno sia giunto portando tanta gioia alla tua famiglia ed alla tua casa. Io sono stato bene. A dire il vero ero a letto a mezzanotte, ma ero con tutti i miei cari e quindi è stato un bel capodanno.
La mia mamma ieri ha potuto pagare la retta scolastica per i primi tre mesi del 2009, e martedì io riprendo la scuola (prima media, come dite voi. Standard 6 come invece si dice qui). La scuola della parrocchia dove frequento è un collegio, e ci starò fino alla fine di marzo, anche alla domenica: qui le scuole funzionano così: si va a casa solo nelle vacanze lunghe perchè molti vengono da lontano ed i genitori non hanno la macchina per venirli a prendere. Però sono abituato. Forse piangerò un po' il primo giorno, quando la mamma se ne andrà dopo avermi consegnato agli insegnanti, ma poi mi abituerò subito perchè a scuola ho tanti amici.
L'istruzione è certo il regalo più grande che avresti potuto farmi: per questo ti sarò grato per tutta la vita, cara Patrizia.
Ciao. Grazie delle foto che hai mandato per Natale.

Faustin

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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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