martedì 20 gennaio 2009

Statistiche volontariato a Chaaria nel 2008

Queste statistiche sono state elaborate e realizzate graficamente da una volontaria che è stata recentemente a Chaaria, la Sig.na Valentina Tundo che ringraziamo per il lavoro qui di seguito riportato. Ciao a tutti, Nadia.


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DATI SUI VOLONTARI

Anche io mi unisco a Nadia nel ringraziare Valentina per il prezioso lavoro fatto nella elaborazione delle statistiche sulle presenze dei volontari a Chaaria.
Dal primo grafico pubblicato ci rendiamo conto di due cose importanti, e cioè che la maggior parte dei volontari sono di professione sanitaria (circa il 75%). La cosa interessante è che la percentuale di medici ed infermieri è del tutto eguale (37.5%).
Dal mio punto di vista è comunque anche molto importante sottolineare, come il 25% di volontari che si sono occupati di qualcos'altro, cioè non di sanità, sia una fetta molto significativa: questo può aiutare ed incoraggiare persone che non si sentono di lavorare in ospedale. Anche loro hanno spazio e possono trovare utili collocazioni a Chaaria.
Il secondo grafico riguardante le aree coperte dai volontari ha qualche piccolo problema nella legenda: vi aiuto quindi a capirlo meglio: il 73% dei volontari ha lavorato in ospedale, il 22% dai Buoni Figli (Handicappati mentali) ed il 5% in altri settori: in questo 5% collochiamo tutti quei volontari che si sono occupati di manutenzione o di altri miglioramenti strutturali della missione.
Che il 95% dei volontari venga dall'Italia è forse ovvio, ma a me sembra molto bello che anche dalla Germania e dal Kenya abbiamo avuto delle presenze.
L'ultimo grafico ci riporta con la mente ai problemi vissuti nel primo semestre di quest'anno: non abbiamo avuto volontari fino alla fine di maggio, ma nonostante questo abbiamo raggiunto un numero davvero ragguardevole (oltre 40).
Il volontariato è una grande forza che vogliamo sempre coltivare e far crescere e di cui speriamo di essere sempre degni.
Ciao Beppe




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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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