mercoledì 10 giugno 2009

Buona fortuna, caro Patrick.... Benvenuta piccola Kangai


Oggi pomeriggio alle 16 abbiamo vissuto un momento bello e triste insieme. E’ venuta Rita da Materi e si e’ ripresa Patrick. Adesso e’ grande e forte, e Rita lo puo’ ospitare nel suo orfanotrofio senza problemi.






Patrick e’ stato con noi per 10 mesi. Abbiamo vissuto anche dei momenti molto difficili con lui, in cui abbiamo addirittura temuto per la sua sopravvivenza: appena arrivato sembrava un denutrito, ma ora, come potete vedere, e’ un bel pacioccone pieno di vita e socievole con tutti.

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Rita non e’ comunque venuta a mani vuote: ci ha donato Kangai, una bella femminuccia di 5 mesi. E’ orfana di mamma, mentre il papa’ e’ vivente. La sua e’ una storia tristissima.
Cinque mesi fa sua madre era stata ricoverata a Materi per il travaglio: purtroppo non era riuscita a partorire normalmente, ed era stata portata in sala per il cesareo.
Tutto sembrava ok, a parte il fatto che la mamma non ha ripreso l’uso delle gambe dopo l’anestesia spinale. Sono poi state fatte delle indagini, e si e’ compreso che non si trattava di un errore tecnico dei medici, ma di un preesistente tumore che gia’ aveva dato metastasi alla colonna ed aveva causato dei crolli vertebrali.
La donna non e’ mai stata dimessa da Materi: l’hanno assistita con dedizione ed amore, ma le condizioni generali sono diventate sempre piu’ scadenti. Sono comparse piaghe da decubito un po’ ovunque, ed una settimana fa la mamma di Kangai e’ volata in Paradiso.
Il marito e’ chiaramente devastato. A casa ha un altro figlio piu’ grande, ed ora non ha piu’ una moglie per prendersi cura di Kangai.
Anche la bimba e’ tristissima: e’ infatti molto piu’ semplice per noi ricevere dei neonati che non hanno avuto esperienza del calore materno, piuttosto che una bimba ormai avvezza al seno di quella madre che ora non vedra’ mai piu’ e che le manca cosi’ tanto. Kangai piange disperatamente, ma speriamo che le nostre coccole la aiutino a riprendersi.
Siamo anche in attesa di un altro neonato, la cui mamma e’ morta di parto a casa. Oggi ho parlato con il padre, che dovrebbe portarci la piccola in settimana.

Ciao.


Fr Beppe


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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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