giovedì 27 agosto 2009

In viaggio verso il convegno

E' strano per me trovarmi fuori dall'ospedale dopo tanti mesi di attivita' frenetica di notte e di giorno... l'ultima volta che mi ero assentato era stato per andare in Sud Sudan. Stamattina, quando sono partito, mi sono sentito invaso da un grande senso di colpa: vedere tutti quei pazienti che mi aspettavano, e non trovare il coraggio di dire loro che non ci sarei stato... poi osservare Pietro che si preparava per la prima isterectomia senza di me, in qualche modo mi ha lacerato: ho tanto bisogno di uscire un attimo e di tirarmi via dalla routine opprimente, ma dall'altro mi sento attratto potentemente dalla sala operatoria, e vorrei essere con lui sia per aiutarlo che per imparare ancora dalla sua sicurezza ed esperienza. Guardando i reparti stracolmi con due pazienti per letto, ho ringraziato Dio per avermi dato tanti dottori in questo momento. Giorgio e Pierantonio copriranno il servizio presso gli adulti, mentre Magda e Cris si prenderanno cura dei bambini. Tutti poi faranno corpo per aiutare Ogembo a finire la massa dei pazienti ambulatoriali: sara' molto dura per lui, avedo tutte le ecografie sulle spalle.
Ringrazio Dio anche per Fr Giancarlo, a Chaaria per le vacanze insieme ai giovani aspiranti Fratelli. Sara' lui di guardia durante la notte, e si assumera' la responsabilita' di andare a prendere il dott Ogembo, Makena e Jesse in caso di cesarei o altre emergenze notturne.
Grazie a Fr Lorenzo che ha deciso di posticipare importanti impegni a Nairobi per essere presente a Chaaria durante la mia assenza: a lui ci affidiamo totalmente per tutti i problemi legati al generatore ed alla manutenzione in genere.
Vedo un convergere di aiuti che hanno permesso questo mio momento di stacco. Chaaria e' davvero un mosaico molto complesso. Se manca un pezzettino, tante altre parti scricchiolano e rischiano la crisi. Vedere questo impegno in cordata mi commuove, e mi incoraggia a tornare ancora piu' motivato dopo questi pochi giorni in cui l'ospedale e la sua vita frenetica gia' mi mancano al punto di farmi piangere.
Mi guardo attorno e vedo il paesaggio brullo che mi circonda. Penso a tutta la povera gente che non ha da mangiare e che non riesce a trovare pozze d'acqua per abbeverare i propri cammelli. Piu' si continua con il viaggio in pulmino e piu' il paesaggio e' drammaticamente arido e stepposo... Mi chiedo come si possa sopravvivere in aree del genere. Eppure molti miei pazienti vengono proprio di qui.
E' bella in me questa sensazione di appartenenza alla gente che serviamo. Li sento miei, e, quando non lavoro per loro, mi mancano. Sono veramente entrati nel mio cuore. Ora dal finestrino del pulmino nissan ho la possibilita' di vedere le loro capanne, le loro manyatte e pensare alla loro poverta' estrema.
Grazie Signore di questi giorni; grazie per coloro che a Chaaria stanno lavorando al posto mio. Ti prego anche per tutti questi nomadi e pastori che scorgo sul ciglio della strada: sii tu la loro forza in un anno estremamente difficile a causa di fame e siccita'.
Arriveremo a destinazione tardi, e saro' stanchissimo. Pensatemi distrutto fisicamente ma contento.
Spero di poter scrivere anche domani. Ora ringrazio anche il collega che mi ha lasciato usare il suo computer che ha la connessione internet.


Ciao Fr Beppe



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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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