domenica 20 settembre 2009

Bimbi pretermine


Abbiamo ricoverato alcuni neonati piccolissimi, l'ultimo dei quali di circa 1Kg di peso corporeo. Per noi e' sempre molto difficile aiutarli. Piu' sono piccoli e meno sono le possibilita' di salvarli, perche' non hanno il riflesso della suzione e bisogna nutrirli con sondino nasogastrico. Inoltre soffrono di ipotermia, e diventano freddissimi appena li tiriamo fuori dall'incubatrice.
Pretermine.JPGAnche il piccolo che vedete nella foto ora e' gia' un angioletto. Era stato con noi alcuni giorni, ma poi ha iniziato a diventare sempre piu' giallo. Alla fine non ce l'ha piu' fatta a respirare: ci e' dispiaciuto moltissimo per la mamma che ha fatto di tutto: si spremeva il latte dal seno, e poi noi lo davamo al suo pargoletto attraverso il sondino. Comunque a volte mi chiedo come sarebbero state le condizioni mentali di questo bimbetto se mai fosse sopravvissuto, visto che non sappiamo quanto il suo cervello fosse ancora immaturo. Forse e' davvero meglio per lui essere in Paradiso con il Signore. La mamma ora e' calma e gia' pensa che, se Dio ha permesso questo, certo le vorra' dare altri figli in futuro. Ha pianto tanto, ma ora e' addormentata nella stanza delle ammalate. L"abbiamo tolta dal reparto maternita' perche' per lei vedere altre madri che allattano i loro figli deve essere una specie di tortura mentale.



Fr Beppe




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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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