domenica 20 settembre 2009

Proprio non ce la fa - Kimani


"Sai dove sia Kimani?"
"Dove pensi che possa essere a quest'ora di domenica pomeriggio! Certamente e' andato a Chaaria, perche' non riesce proprio a stare senza miraa!"
"Ma cosa dici! Kimani mastica quella porcheria?"

"Certamente! e non c'e' verso di farlo smettere. Abbiamo tentato di tutto per impedirgi di uscire alla domenica pomeriggio, ma lui ha una specie di orologio interno. E poi e' furbissimo. Lui lo sa benissimo che non potrebbe passare dal cancello principale perche' i watchmen lo fermerebbero... Kimani.jpgallora ha due alternative: o passa dal bananeto e si intrufola nella parte di shamba che passa vicino alla polizia; oppure semplicemente aspetta l'orario delle visite e poi si frammischia alla turba di parenti per defilarsi attraverso il cancello posteriore. Quello che spiace e' che sovente, per avere "l'erba" da persone che non si fanno troppi scrupoli, il nostro Kimani non esita a lasciar loro le scarpe, per poi rientrare a piedi nudi. Altre volte lo abbiamo visto rincasare con la giacca sulla nuda pelle, in quanto aveva barattato miraa con la maglietta. Vediamo in che condizioni si presentera' stasera. Le abbiamo provate tutte: lo abbiamo invitato ad uscire in gita con i volontari. Lo abbiamo
fatto minacciare (naturalmente per scherzo) anche dalla polizia; ma non c'e' stato niente da fare. E' piu' forte di lui. Per Kimani Chaaria market e la miraa sono un richiamo troppo forte, a cui lui non e' in grado di resistere".
"Speriamo solo che non gli capiti nulla".
" Su questo siamo tranquilli perche' la gente di Chaaria gli vuole bene e non permetterebbe mai che qualcuno senza scrupoli gli facesse del male. Pero', non regalate mai scarpe nuove a Kimani: se volete, parlatene con Bro Joseph e datele a lui che poi le consegnera' al ragazzo quando davvero ne avra' bisogno... altrimenti, quelle calzature, in mano al nostro eroe, saranno subito materiale di scambio per uno o due rametti del prezoso eccitante".



Fr Beppe

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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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