venerdì 4 settembre 2009

Ci mancherete...

Domani mattina Rossella e Gianni lasceranno Chaaria per Nairobi, dove si concederanno due giorni di pausa prima di prendere l'aereo per casa. Andranno a visitare il lago salato con i geisers a Magathi, insieme ai giovanio Fratelli della comunità.
Paratia.jpgNella foto vedete la paratia che Gianni ha costruito tra l'ospedale (che si trova più in basso) ed il centro dei buoni figli: è stato da tempo un camminamento pericoloso in cui sempre temevamo che qualche psichiatrico potesse cadere o anche buttarsi a scopo suicidario. Ora con questa protezione, possiamo dormire sogni tranquilli sapendo che quel passaggio è al momento veramente sicuro. Grazie ancora Gianni di questo nuovo capolavoro.
Rossella è stata la mamma dei nostri orfani e l'angelo custode per tanti malati terminali che da lei hanno sempre ricevuto una carezza, un dolce, una spremuta, un po' di carne frullata... e tanto amore. Si è prestata ai servizi più umili: igiene personale dei malati, alzare e mettere a letto. Ha sempre usato il linguaggio universale della carità e del sorriso, pur non potendo comunicare direttamente nella lingua madre dei ricoverati.
Anche Gianni non si è mai tirato indietro a questo riguardo, e, alla sera, si è costantemente trasformato in infermiere tutto fare: svuotare le borse dell'urina, sistemare le zanzariere ai malati. Vita dura quella di Gianni: saldare da mane a sera, e poi, dopo cena, i lavori meno gratificanti in reparto... meno male che qualche volta i volontari facevano delle fughe strategiche nei pub "di lusso" della nostra metropoli. Caro Gianni, mancherai molto a Fr Lorenzo... ma anche a tutti noi!
Carissimi, solo Dio vi potrà ricompensare per quello che avete fatto per noi, per la missione di Chaaria, per tutti i malati che avete accostato. Ci mancherete moltissimo. Tre mesi sono lunghi...ci si abitua a stare insieme... ed ora la nostalgia è fortissima.
Pregate per noi ed anche noi promettiamo di fare lo stesso.


La comunità di Chaaria
 
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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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