Un proverbio inglese dice che dietro il successo di un uomo c’e’ sempre una donna. Credo che questo sia vero, e mi pare che sia una realta’ che si applichi un po’ a tutte le situazioni... anche ad una Missione complessa come quella di Chaaria.
Nel nostro caso non parlo di una donna, ma di persone che nel nascondimento operano quotidianamente dei piccoli miracoli che sono parte integrante del nostro successo, pur essendo poco appariscenti.
Tale riflessione mi nasce dall’ascolto di quanto e’ successo tra sabato e domenica, durante la mia assenza.
Subito dopo un intervento chirurgico, Dorothy è corsa da Fr Lorenzo che si trovava in cappella a pregare e gli ha detto che in sala operatoria c’era un insopportabile odore di bruciato. Il nostro uomo-tutto-fare si è naturalmente precipitato in ospedale pensando ad un incendio che avrebbe potuto rapidamente distruggere tutto quanto abbiamo faticosamente costruito in anni di impegno e sacrifici. Ma di fuoco neppure l’ombra! Da dove veniva la puzza?
E’ stata una ricerca difficile e “certosina”, in quanto nel comparto operatorio tutto sembrava ok. Allora Lorenzo ha pensato alle connessioni che corrono sopra il soffitto. Si e’ infilato quindi al di sotto delle lamiere ondulate del tetto per un accurato check up, ma anche la’ non c’era nulla di strano, e non c’era neppure tanta puzza di bruciato. L’odore veniva davvero dalla sala operatoria, e, dopo pazienti ricerche, il nostro Fratellone ha trovato “l’ago nel pagliaio”: era il trasformatore della lampada scialitica che era andato in corto, e stava bruciando a fuoco lento. Se nessuno se ne fosse accorto, una scintilla avrebbe potuto carbonizzare l’ospedale.
Fortunatamente Lorenzo e’ un uomo previdente e preciso, e non si lascia mai sorprendere senza un pezzo di ricambio in casa. Ha dunque programmato la sostituzione del trasformatore bruciato… ma, con sua grande sorpresa, togliendo il pezzo fuori uso, la luce spariva in tutto il dispensario.
Anche questo nuovo incidente ha posto al nostro Fratello elettricista (oltre che economo e fisioterapista) un nuovo enigma da risolvere: che cosa era successo? Come puo’ un trasformatore destinato ad una lampada scialitica controllare il flusso di corrente di tutto il complesso edilizio?
Ma “chi cerca, trova”, e alla fine Fr Lorenzo si è reso conto che si era creato un circuito anomalo che usava il trasformatore bruciato come ponte. Togliendolo, si interrompeva il circuito. Trovato il guasto, si doveva pero’ ripararlo, perche’ non si poteva lasciare l’ospedale al buio, pur essendoci la luce tenue dei pannelli solari.
Il lavoro e’ stato lungo, e faticoso... fino a mezzanotte senza cena, e con il contributo anche di Fr Giancarlo e Pietro… ma alla fiene la corrente e’ tornata.
Sembrava tutto a posto, e la notte fortunatamente e’ trascorsa senza problemi e senza urgenze. Il mattino seguente pero’ nuovamente il laboratorio analisi era senza elettricità. Nessuna delle macchine poteva funzionare; i microscopi erano bui, ed l’emoteca pericolosamente spenta.
Ancora e’ stato necessario l’intervento di Lorenzo che ha lavorato dalle 8 alle 14, per sistemare la questione una volta per tutte.
Ecco cosa intendevo dire con la frase d’inizio di questo piccolo scritto. Senza Lorenzo che ci sistema tutti i guai di manutenzione, che si sacrifica notte e giorno perche’ tutto funzioni... e’ chiaro che l’ospedale non potrebbe andare avanti. Come ci si oserebbe a fare un cesareo al buio? Come potremmo in coscienza ricoverare pazienti per una prostatectomia (intervento che fa sanguinare parecchio), se avessimo l’ emoteca in panne e le emazie in essa conservate si trasformassero in “tomini” quagliati? Con che sicurezza affronteremmo un intervento chirurgico, se non avessimo la certezza che, nel momento in cui manca la corrente, parte il generatore? Tutti questi servizi non si vedono, ma sono sempre la’ dietro le quinte, per assicurare il successo della nostra opera missionaria... La settimana scorsa per esempio il gruppo autogeno ha avuto una perdita direttamente dai cilindri... era una situazione altamente ansiogena, soprattutto nei giorni in cui c’e’ il razionamento dell’ elettricità, e si deve operare solo con il supporto del generatore. Ora il problema e’ risolto, perche’ un nostro Confratello, che sembra spesso assente da Chaaria, si sacrifica in lunghi viaggi a Nairobi; contatta i tecnici; li porta a Chaaria, e lavora magari fino a notte inoltrata per risolvere tutti i malanni della manutenzione.
In sala denti oggi la scialitica non funzionava, ma purtroppo quel tipo di lampadine non si trova a Meru. Ecco come, ancora una volta, ci vuole qualcuno che, senza far rumore e senza desiderio di apparire, prende la macchina e gira per i negozi di Nairobi finche’ trova il modello che a noi serve. Senza di lui la nostra dentista lavorerebbe al buio.
Lo stesso vale anche per tante altre figure che tendiamo spesso a dimenticare: pensiamo all’importanza di chi, come Sr Florence e i lavoratori della “shamba”, si prodigano per far avere verdura, frutta, uova, latte e carne sia a noi che ai pazienti ed agli handicappati mentali. Pensiamo ai cuochi che cucinano per noi ogni giorno.
Vivere la missionarieta’ e’ sempre una realta’ complessa che richiede il contributo di tantissime persone... e le piu’ importanti sono normalmente quelle che non appaiono in prima pagina, e che spesso vengono dimenticate.
Una volta, dopo un concerto dei Nomadi, mi sono fermato ancora un po’, ed ho visto il brulicare di persone che avevano reso possibile lo show veramente commovente a cui avevo assistito: decine e decine di uomini e donne che avevano lavorato dietro le quinte, vuoi come tecnici del suono, vuoi come coordinatori delle luci, vuoi come costruttori del palcoscenico. Pochi erano sul palco, e si sono prese gli applausi... ma e’ stato bello quando hanno citato ed hanno chiesto applausi anche per tutti gli altri collaboratori nascosti, che tanto avevano contribuito per il successo della serata.
Questo scritto vuole essere un tributo a chi e’ dietro le quinte, e, in silenzio ed umilta’, lavora tutti i giorni per la buona riuscita della nostra opera.
Fr Beppe
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