mercoledì 16 settembre 2009

Ringraziamo i nostri nuovi genitori


Siamo molto riconoscenti a chi ha voluto prendersi cura di noi anche economicamente per le nostre necessita’ fisiche e sanitarie.
Io, Rita Kangai, mando un grandissimo abbraccio alla mia nuova mamma Elena Quiri e alla mia nonna d’adozione Rossella.
 
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Noi, Immaculate, Ken e Bonface, ci sentiamo molto tristi per la partenza di Pietro e Fiorella che si sono presi di cura di noi cosi’ affettuosamente, ma sappiamo che dall’Italia essi continueranno a volerci bene e a pensarci. Conosciamo anche la loro fede e siamo certi della loro preghiera.
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Io, Bartolomeo, non sto per niente bene: ho avuto una malaria che mi ha devastato. Adesso ho ancora diarrea e non riesco a mangiare. Sono uno straccio. Non ho interesse per nulla, ho la fontanella ricurva all’indentro e gli occhi infossati. Adesso che sono uno scheletro, mi sembra che la mia testa sia ancora piu’ grande... Ma sono sotto terapia e spero di migliorare presto. Cara signora Chiavazza, mia mamma adottiva, preghi anche lei perche’ il mio piccolo corpicino ce la faccia a lottare contro questi terribili germi, che non vogliono lasciarmi sorridere.
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Gli orfani

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Chaaria è un sogno da realizzare giorno per giorno.

Un luogo in cui vorrei che tutti i poveri e gli ammalati venissero accolti e curati.

Vorrei poter fare di più per questa gente, che non ha nulla e soffre per malattie facilmente curabili, se solo ci fossero i mezzi.

Vorrei smetterla di dire “vai altrove, perché non possiamo curarti”.

Anche perché andare altrove, qui, vuol dire aggiungere altra fatica, altro sudore, altro dolore, per uomini, donne e bambini che hanno già camminato per giorni interi.

E poi, andare dove?

Gli ospedali pubblici hanno poche medicine, quelli privati sono troppo costosi.

Ecco perché penso, ostinatamente, che il nostro ospedale sia un segno di speranza per questa gente. Non ci sarà tutto, ma facciamo il possibile. Anzi, l’impossibile.

Quello che mi muove, che ci muove, è la carità verso l’altro, verso tutti. Nessuno escluso.

Gesù ci ha detto di essere presenti nel più piccolo e nel più diseredato.

Questo è quello che facciamo, ogni giorno.


Fratel Beppe Gaido


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